Hearst, i giornalisti del gruppo scioperano contro il licenziamento di Alba Solaro. Ma in piazza dovremmo scendere tutti

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Alba Solaro

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Un giorno di sciopero di tutti i giornalisti del gruppo Hearst. Per ripetere ancora una volta “no” al licenziamento di Alba Solaro, caporedattrice centrale di Marie Claire, a cui l’azienda guidata da Giacomo Moletto ha comunicato il 30 dicembre scorso l’intenzione di mandarla via. Per una doppia “ragione”: il “giustificato motivo oggettivo economico” e la “soppressione della posizione“.

Domani, lunedì 18 gennaio, mentre alla Direzione territoriale del lavoro (Dtl) di Milano andrà in scena il tentativo di conciliazione preventiva per il licenziamento di  le redazioni della sede italiana del colosso americano dell’editoria saranno dunque vuote. Sia quelle di Hmc, Hearst Marie Claire, che edita il giornale in cui da anni lavora Solaro. Sia quelle di Hmi, Hearst Magazines Italia, che comprendono Gente, Gioia!, Elle e Cosmopolitan, da subito al fianco dei colleghi del gruppo (in coda, gli ultimi due comunicati).

Un gesto importante e non solo simbolico, che va oltre la solidarietà formale e su carta e che va ben oltre la difesa – sacrosanta – di una singola collega. Perché in gioco c’è molto di più: ci siamo tutti noi, giornalisti italiani. E c’è la nostra libertà di fare informazione.

Il licenziamento di Alba Solaro – se ogni tentativo estremo di trovare una soluzione alternativa dovesse fallire ancora – sarebbe infatti il primo, in un grande gruppo, a non trovare una composizione sindacale utilizzando gli strumenti propri della categoria. Ovvero ricorrendo agli ammortizzatori sociali, che permettono di garantire il posto di tutti in una fase congiunturale di crisi economica e di cambiamenti strutturali dell’industria dell’informazione. E che hanno finora funzionato, anche nelle aziende che hanno chiuso intere testate. Compresa la stessa Hearst. O che hanno tentato la strada del licenziamento individuale. Compresa la stessa Hearst.

Questa volta, no. La società di Moletto – che aveva chiuso uno stato di crisi con contratto di solidarietà in Hmc nella scorsa estate e che ne ha uno in corso in Hmi – ha deciso di andare avanti a ogni costo. Forse con la consapevolezza di fare da apripista per molti altri editori.

A nulla sono servite le proteste immediate di tutti i colleghi di Hmc e la contrarietà dichiarata del Cdr, con la proclamazione immediata a cavallo di Capodanno di tre giorni di sciopero in un pacchetto di cinque, a cui venerdì se ne sono aggiunti altri cinque. A nulla i comunicati di solidarietà e di disponibilità a lottare a fianco dei “cugini” subito espresse dai giornalisti di Hmi, che sempre venerdì hanno affidato al proprio Cdr sei giorni di sciopero. A nulla pure i tentativi di mediazione del Sindacato, con il confronto chiesto da Fnsi e Associazione lombarda dei giornalisti.

Andare avanti a ogni costo, bisogna chiarirlo bene, significa percorrere tutte le nuove norme previste dalla legge Fornero e dal Jobs Act di Renzi. Che alla fine di questa fase del cammino – la conciliazione preventiva – non prevedono il rientro della collega al suo posto in redazione (a meno di un accordo in extremis). Di fronte alla Dtl, i casi sono due: o si “concilia”, ovvero il lavoratore accetta la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, e accede alla disoccupazione; oppure si redige un verbale di esito negativo di conciliazione, l’azienda procede al licenziamento e un giudice deciderà l’ammontare del risarcimento economico, ma solo nel caso in cui dovessere ritenere il licenziamento illegittimo. Anche se resta comunque la strada di un ricorso alla magistratura per provare che la “cacciata” è stata determinata, per esempio, da motivi discriminatori.

La traduzione pratica, per tutti i giornalisti, è che la libertà di licenziare diventa assoluta, al di là delle tutele dell’articolo 18 per chi è stato assunto prima del marzo 2015. Basta decidere di sopprimere una “posizione”, togliere una sezione dal giornale, eliminare una rubrica, rinunciare – perché no? – a fare lo sport oppure la cronaca locale. Se il numero dei giornalisti che se ne occupano è inferiore a 5, ecco che potranno scattare i licenziamenti individuali.

I giornalisti di Hearst lo hanno capito subito. Non a caso nei comunicati di Hmc e di Hmi si parla di “scenari inquietanti per la libertà di stampa, rendendo precari e ricattabili tutti i professionisti dell’informazione giornalistica“. Il Sindacato ha scelto inizialmente un approccio diciamo “soft”, con il tentativo di trovare al tavolo (come in altri casi è avvenuto con successo) un accordo alternativo, lasciando che a parlare fossero – con assemblee, comunicati e scioperi – i giornalisti di Hearst.

Ora però è il momento di far sentire più forte la sua e la nostra voce. Soprattutto in un momento così delicato, con le trattative per il rinnovo del Contratto nazionale in corso. Bisogna dire “no” tutti insieme a redazioni intese come sommatoria di “posizioni” che si possono sopprimere singolarmente, e non come prodotto del lavoro di tutti.

Ecco perché in piazza dovremmo scendere tutti, guidati dal nostro Sindacato, la Fnsi e le Associazioni territoriali. In nome di Alba Solaro e di ogni giornalista. In difesa del nostro lavoro e della libertà di fare informazione senza il terrore di essere licenziati perché ritenuti dall’editore (o dal direttore) non più utili e funzionali ai propri progetti.

COMUNICATO GIORNALISTI HEARST MARIE CLAIRE

Le redazioni di Marie Claire e Marie Claire Maison riunite in assemblea dopo l’incontro di oggi venerdì 15 gennaio tra azienda, Cdr, Fnsi e Alg – vista la totale chiusura dell’azienda e la sua decisione di procedere nell'”intenzione al licenziamento” del caporedattore centrale di Marie Claire Alba Solaro nonostante la disponibilità del sindacato a discutere e vagliare ogni possibile via per una soluzione non traumatica della questione – hanno deliberato di utilizzare uno dei sette giorni di sciopero affidati al Cdr. Proclamano quindi una giornata di sciopero per lunedì 18 gennaio.

I motivi dello sciopero, oltre alla totale contrarietà nei confronti del licenziamento in questione, riguardano temi più ampi: innanzitutto la preoccupazione che il licenziamento individuale per “giustificato motivo oggettivo” apra scenari inquietanti per la libertà di stampa, rendendo precari e ricattabili tutti i professionisti dell’informazione giornalistica.

Inoltre la contraddizione inspiegabile per cui gli editori, in un momento di trasformazione e di grandi sfide, trovino come soluzione “strutturale” quella di tagliare chi i giornali li fa.

Il CDR HMC

Milano, 15 gennaio 2016

COMUNICATO GIORNALISTI HEARST MAGAZINES ITALIA

L’assemblea dei giornalisti Hearst Magazines Italia (HMI), riunitasi venerdì 15 gennaio 2016, proclama lo stato di agitazione e affida al CdR un pacchetto di 6 giorni di sciopero a seguito della decisione da parte della società Hearst Marie Claire (HMC) di procedere al licenziamento della collega Alba Solaro, caporedattore centrale di Marie Claire, per “giustificato motivo oggettivo”. Le due aziende fanno riferimento a un comune proprietario, il Gruppo Editoriale Hearst, vengono gestite dallo stesso management e in questi anni hanno seguito logiche editoriali simili.

Non è pertanto accettabile, e desta viva preoccupazione anche presso i giornalisti del gruppo HMI, la totale indisponibilità dichiarata dalla società HMC al CdR HMC e alla FNSI a valutare soluzioni alternative a un provvedimento che, ancorché legittimo, apre scenari inquietanti per la professione giornalistica e la libertà di stampa stessa, rendendo di fatto facilmente ricattabili e precari tutti i professionisti dell’informazione.

Nel ribadire la sua incondizionata contrarietà al licenziamento della collega Solaro e la piena solidarietà alla stessa, l’assemblea dei giornalisti HMI proclama il primo giorno di sciopero per lunedì 18 gennaio 2016 e chiede contestualmente al comune management di ritirare immediatamente la procedura nei confronti della collega.

Qualora l’azienda decidesse invece di perseverare nella propria linea alimentando il clima di paura e sconcerto per la dirompenza di un atto sinora alieno alla normale dinamica dei rapporti sindacali, il CdR HMI ha pieno mandato di utilizzare i restanti 5 giorni di sciopero nella maniera che riterrà più adeguata.

Il CdR HMI

Milano, 15 dicembre 2016

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Un pensiero su “Hearst, i giornalisti del gruppo scioperano contro il licenziamento di Alba Solaro. Ma in piazza dovremmo scendere tutti

  1. MA QUANDO INVECE LICENZIANO I DIRETTORI, PERCHE’ NON SI MUOVE IL SINDACATO? IN QUESTO CASO NON SI PARLA PIU’ DI LIBERTA’ DI STAMPA. ERA SOLO UN DIRETTORE CHE COSTAVA TROPPO E NON VENDEVA ABBASTANZA.
    C.M.

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