Ok finale agli sgravi per le assunzioni 2015: ecco come funzionano. In attesa 200 richieste, ma la Fnsi punta a migliaia di nuovi posti (anche per dare una mano all’Inpgi)

Newsroom2Il via libera definitivo dei ministeri del Lavoro e dell’Economia  agli sgravi per le assunzioni di giornalisti nel 2015 è finalmente arrivato. Una buona notizia, che sblocca circa 200 richieste già presentate da inizio anno e rimaste finora in stand-by. E che potrebbe dare un impulso a nuovi ingressi e stabilizzazioni, soprattutto nel prossimo mese e mezzo. Dal 2016, infatti, lo sconto sui nuovi contratti dovrebbe diventare meno conveniente per gli editori, con una netta riduzione, dal 100% al 40%.

Una buona notizia che si inserisce altresì nel confronto per il rinnovo del contratto nazionale: la Fnsi ha infatti messo al centro del confronto con la Fieg la ripresa e l’allargamento dell’occupazione, puntando a migliaia di nuovi posti di lavoro. Anche con l’obiettivo di portare linfa vitale alle casse dell’Inpgi. Mentre gli editori sono disponibili sì ad assumere, ma chiedono anche più flessibilità e riduzione del costo del lavoro.

Vediamo come funzionano gli sgravi e quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi.

L’ok ministeriale (del 16 ottobre scorso) agli incentivi previdenziali per le assunzioni dei giornalisti è stato comunicato dall’Inpgi, con una circolare del 6 novembre trasmessa a tutte le aziende editoriali e alle parti sociali. Nel testo (scaricabile in allegato in fondo a questo articolo) sono riassunte tutte le istruzioni per poter usufruire degli incentivi previdenziali, che rientrano nelle disposizioni generali della Legge di stabilità 2015 per tutte le imprese italiane. E che, come noto, hanno sostituito gli sgravi previsti invece nel cosiddetto Decreto Lotti, dedicato esclusivamente al settore dei media.

La differenza sostanziale tra i due provvedimenti è che il Decreto Lotti concedeva gli sconti contributivi sia per le assunzioni a tempo indeterminato sia per quelle a tempo determinato, mentre l’attuale norma è destinata esclusivamente ai contratti stabili. Un cambio che non è certo piaciuto agli editori, pur mitigato dal contratto a tutele crescente, ovvero dalla libertà di licenziamento, introdotto dal Jobs Act.

Nel 2014, con il Decreto Lotti sono stati assunti in tutto 250 giornalisti, di cui una parte a termine. Da gennaio 2015, invece, sono circa 200 le richieste di sgravi per nuovi contratti di lavoro nella lista di attesa, che ora saranno sbloccate.

Ecco in pillole quali sono i punti salienti della norma:

  • gli sgravi valgono solo per le assunzioni a tempo indeterminato di giornalisti professionisti, pubblicisti o praticanti effettuate tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2015;
  • sarà possibile presentare richiesta anche per le assunzioni a tempo determinato per le quali era stata presentata richiesta in base al Decreto Lotti, purché il rapporto di lavoro diventi a tempo indeterminato entro la fine del 2015;
  • sono comprese le assunzioni di giornalisti con articoli 1, 2 e 12 del Contratto nazionale Fnsi-Fieg, full time o part time;
  • possono essere assunti giornalisti disoccupati (con le limitazioni del punto successivo) e stabilizzati colleghi già presenti in azienda con contratto di lavoro a termine o con collaborazione coordinata e continuativa;
  • il giornalista per cui si chiede lo sgravio non deve: 1) essere stato occupato a tempo indeterminato in qualsiasi azienda nei sei mesi precedenti l’assunzione, 2) aver avuto rapporti di lavoro, sempre a tempo indeterminato, nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge, con il datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società controllate, collegate o comunque riconducibili a lui, 3) aver già beneficiato di un precedente incentivo;
  • il giornalista non perde nulla, in termini di prestazioni future (pensioni, ammortizzatori sociali e altro), e non ci rimette nemmeno l’Inpgi, perché i contributi sono versati all’Istituto dai fondi statali;
  • possono usufruire dell’incentivo previdenziale tutti i datori di lavoro privati, incluse le cooperative, mentre resta fuori la Pubblica amministrazione;
  • le aziende devono essere in regola con la contribuzione previdenziale, non violare le norme sulle condizioni di lavoro e rispettare accordi e contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali e aziendali;
  • la durata dell’incentivo previdenziale è pari a 36 mesi a partire dalla data di assunzione o di trasformazione a tempo indeterminato;
  • lo sgravio copre l’intero ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con un massimo di 8.060 euro l’anno (671,66 euro mensili).

Tutte regole che dovrebbero essere confermate con la Legge di stabilità 2016, tranne che per l’importo dello sgravio, che si trasforma da esenzione totale a sconto del 40%, per un risparmio massimo di 3.250 euro l’anno. Assumere nel prossimo mese e mezzo, insomma, è sicuramente molto più vantaggioso per gli editori piuttosto che aspettare il prossimo anno. Ed è possibile che nelle prossime settimane si verifichi un incremento delle richieste da parte di quelle aziende che aspettavano il via libera finale dei ministeri prima di muoversi.

La stessa Fieg, al tavolo per il rinnovo del contratto nazionale che scade a marzo 2016 (e per il quale il 29 ottobre è stata presentata formale disdetta, per la prima volta nella storia, come riportato qui), a proposito degli sgravi previdenziali e di nuovi meccanismi per inserire nelle redazioni nuove e più giovani risorse, ha rivelato che l’obiettivo realistico a cui punta è di circa mille assunzioni, da perseguire nei tre anni del contratto. Chiedendo al contempo (in cambio?) maggiore flessibilità e la revisione al ribasso praticamente di tutti gli articoli del contratto con ricadute economiche.

I numeri ipotizzati dalla Fieg sono in ogni caso molto diversi da quelli che si pone la Fnsi per far ripartire il mercato del lavoro giornalistico e dare una mano ai conti dell’Inpgi.

Il Sindacato parte infatti dall’analisi dei numeri dei collaboratori coordinati e continuativi nelle aziende dell’area Fieg, che sono in tutto 3.172, tra cui molti sarebbero già inseriti all’interno delle redazioni, quindi redattori di fatto ma senza un corretto inquadramento contrattuale (in altre parole, più o meno degli abusivi). Mentre molti altri producono quotidianamente articoli e corrispondenze locali che vanno a riempire le pagine dei giornali. Per farli assumere e portare i loro contributi dall’Inpgi 2 all’Inpgi 1, la Fnsi sta pensando a soluzioni contrattuali quali percorsi di stabilizzazione o figure professionali nuove.

Anche questi numeri non sarebbero però sufficienti, a rimettere sulle sue gambe l’Istituto di previdenza. I numeri del bilancio tecnico-attuariale, preparato dal professor Marco Micocci su incarico dell’Istituto e consegnato ai ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia a supporto della riforma delle pensioni varata dal Cda il 27 luglio scorso e ancora in attesa di giudizio, prevedono già come minimo circa 3 mila assunzioni nel quinquennio 2015-2019  (leggi qui). A patto però che nessuno perda il lavoro, in questi cinque anni (pensionati e prepensionati a parte).

Sarà per questo che, nell’Appendice del bilancio tecnico-attuariale, il professor Micocci si spinge a prendere in considerazione l’ipotesi suggestiva, “condivisa con gli Uffici, che nel triennio 2016-2018 si realizzi un incremento di attivi contribuenti pari a 500 unità per ciascun anno“. Questo grazie a “uno spunto emerso nei colloqui avuto con i vertici dell’Istituto”, che prevedono la “possibile ripresa del settore in virtù di strategie di rilancio (con la condivisione delle parti sociali) che potrebbero concretizzarsi in importanti nuove assunzioni a breve“. E che si basano sugli effetti “degli sgravi, di esperienze analoghe vissute dal settore nonché in funzione di un parziale recupero delle posizioni perse nell’ultimo quinquennio”.

Le proiezioni a medio-lungo termine, in questo caso, darebbero slancio ai conti Inpgi, che raggiungerebbe un minimo del patrimonio a 870 milioni nel 2042 invece dei 170 nel 2044 previsti dalla manovra (e questo senza ripetere, in questa sede, tutti i dubbi e le preoccupazioni – che pure rimangono intatti se non peggiorati – per l’ammontare del patrimonio presa a base dei calcoli a fie 2014 e per i tassi di interesse applicati).

A conti fatti, però, si tratterebbe in totale di almeno 4.500 assunzioni nette fino al 2019, sempre senza che nessun giornalista nel frattempo perda il posto di lavoro. Mentre purtroppo sono andati e stanno andando a concludersi in questi mesi alcuni dolorosi stati di crisi, con chiusure di aziende o testate e ricorso alla cassa integrazione senza possibilità di rinnovo. Ovvero, con la disoccupazione come unico sbocco.

Facciamo un esempio pratico su dati veri, per essere più chiari: in base all’ultimo report dell’Inps, gli sgravi previdenziali della Legge di stabilità 2015 nei primi nove mesi dell’anno sono stati utilizzati per assumere oltre 906 mila persone, soprattutto operai e impiegati, pari al 55% dei nuovi rapporti a tempo indeterminato. I contratti stabili sottoscritti sono stati in tutto 1,2 milioni, ma nello stesso periodo sono usciti 1,23 milioni di lavoratori. Il dato delle assunzioni nette su cui fare i conti è pari alla differenza tra le due cifre: circa 470 mila posti di lavoro.

I numeri non dicono peraltro nulla sulle differenze nella busta paga tra nuovi assunti e vecchi dipendenti che hanno lasciato il posto. Nel nostro caso, per eguagliare le retribuzioni (e compensare i contributi persi) dei giornalisti usciti in questi anni e cha usciranno nei prossimi, bisognerebbe moltiplicare il numero dei nuovi assunti almeno per tre. Una missione oggettivamente impossibile.

Questo non significa non combattere per l’allargamento dell’occupazione e per far riconoscere ai colleghi oggi non assunti diritti e garanzie, portandoli all’interno del contratto nazionale. Anzi. Ma questo impegno va perseguito al tavolo del rinnovo contrattuale con determinazione senza confondere gli obiettivi. E senza accettare scambi tra diritti e assunzioni. Nell’illusione fallace che questo possa risolvere i più ampi e gravi problemi dell’Inpgi.

Circolare Inpgi 6 nov 2015 sugli sgraviCircolare Inpgi 6 nov 2015 sugli sgravi

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