La Fnsi di Lorusso non sa come giustificare il silenzio sulla disdetta del contratto: ritocca il pezzo sul sito e accusa tutti di ignoranza

Raffaele Lorusso
Raffaele Lorusso

Un minimo, ma significativo, ritocco all’articolo del 30 ottobre. Un nuovo pezzo che ammette tutto, ma mimizza la portata della notizia e sbeffeggia migliaia di giornalisti per non aver capito nulla. Un contrattacco con veleni e invettive lanciati verso chi ha scoperto i responsabili con le dita nella marmellata. In una parola: una indecorosa e arrogante arrampicata sugli specchi.

Ha reagito così la Fnsi del segretario Raffaele Lorusso alla rivelazione, su questo blog (leggere qui), della formale disdetta del contratto da parte degli editori della Fieg, per la prima volta nella storia del nostro sindacato. Invece di chiedere scusa ai giornalisti italiani, ai quali è stata negata una informazione pronta (e una eventuale presa di posizione condivisa), la strada scelta da Lorusso e dal suo “cerchio magico” è tentare di mistificare la realtà e confondere le idee ai colleghi.

La cronologia degli eventi, e le prove “fotografiche” (nella galleria in basso), lo dimostrano.

Ieri mattina, dunque, su questo blog, è stata pubblicata la notizia che il 29 ottobre scorso, con una lettera firmata dal presidente Maurizio Costa, la Federazione degli editori ha comunicato la formale disdetta del Contratto nazionale di lavoro giornalistico in vigore, che avrà validità fino al 31 marzo 2016. Dal primo aprile, se non si sarà raggiunto un accordo, non ci saranno più “regole contrattuali condivise“. Con tutto quello che questa circostanza potrebbe significare.

L’articolo è corredato dall‘immagine dell’articolo, presente sul sito della Fnsi dal 30 ottobre, in cui la parola disdetta non appare neppure una volta, né nel testo né tantomeno nel titolo, che recita così: <Contratto, Fnsi e Fieg aprono la stazione del rinnovo “Prioritaria è la ripresa del mercato del lavoro”>. Come se fosse una questione del tutto secondaria comunicare ai giornalisti che il loro contratto è stato disdetto dagli editori. Peraltro, è poi risultato che la notizia era stata taciuta anche a membri della Giunta Esecutiva e della stessa Segreteria federale.

Chi lo sapesse dalla prima ora, ancora non è dato di conoscere. I colleghi dentro e fuori le redazioni certamente no. Ma è qui che Lorusso e i suoi superano se stessi. In serata, sul sito federale appare un nuovo articolo sul tema: <Contratto, Fnsi e Fieg aprono la stazione del rinnovo La disdetta non cancella la contrattazione collettiva>. Questa volta la parola disdetta c’è, ma invece di ammettere e scusarsi per la “dimenticanza”, magari giustificandosi con ragioni di opportunità politica nel tacere la verità, il pezzo va all’attacco.

Le argomentazioni sono, in primo luogo, che disdire il contratto non significa “rescissione della contrattazione collettiva“. Cosa che nessuno aveva mai sostenuto: un classico esempio di excusatio non petita. Quindi si arriva a sostenere che la notizia della disdetta era stata data e diffusa dal 30 ottobre. Come dire: noi abbiamo scritto in maniera chiara, certo, la parola disdetta non c’era, ma solo gli imbecilli possono non aver capito che cosa volesse dire il nostro pezzo.

Gli imbecilli sarebbero tutti i giornalisti italiani. I quali, però, sanno bene che se il lettore non capisce la colpa è di chi scrive. Se poi non capisce perché non si usano (o si preferisce nascondere) i termini adatti, forse chi scrive dovrebbe chiedersi se fa il mestiere giusto (del giornalista e non solo).

Nel nuovo pezzo è riportata la frase con cui gli editori hanno dato la disdetta, estrapolata dalla lettera del presidente della Fieg: <Proprio l’ingegner Costa, nel ricordare che, “ai sensi dell’articolo 52, secondo comma, del Contratto nazionale di lavoro giornalistico, il vigente Cnlg cesserà di avere efficacia a far data dal 1 aprile 2016, laddove entro tale data non venga siglato l’accordo di rinnovo”, conferma “la volontà di proseguire il confronto per il suo rinnovo al fine di evitare l’assenza di regole contrattuali condivise a partire dal 1 aprile 2016″>.

A parte che non tutti i colleghi sono tenuti a sapere a memoria che cosa dica il secondo comma dell’articolo 52, mentre il termine “disdetta” è immediato e noto anche ai non giornalisti, nel primo pezzo la frase riportata era un po’ diversa: <Con una lettera inviata al segretario generale Raffaele Lorusso, il presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha ricordato che il vigente contratto nazionale di lavoro, così come previsto dall’articolo 52, cesserà di avere efficacia dal 1 aprile 2016, confermando “la volontà di proseguire il confronto per il suo rinnovo al fine di evitare l’assenza di regole contrattuali condivise a partire dal 1 aprile 2016”>. Niente comma 2, perché anche chi conosce il contratto a menadito potesse pensare che fosse un mero riferimento alla durata del Cnlg (normata al primo comma dello stesso articolo).

La differenza c’è. Il tentativo di mistificazione pure. E a nulla serve aver perfino corretto il pezzo del 30 ottobre spostando – sempre ieri in serata – le virgolette un paio di righe più su. Con la sola conseguenza tragicomica di virgolettare la frase del presidente della Fieg Costa in due formulazioni diverse.

Infine, le accuse di “malafede di qualcuno che lavora soltanto per far saltare il tavolo e per trascinare la categoria nel caos”. Tradotto: chi chiede trasparenza e democrazia, nel sindacato come in altri luoghi e istituti della categoria, vuole il male dei giornalisti (e presumibilmente di se stesso). Parole non nuove, che si commentano da sole.

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