La Fieg disdice (per la prima volta) il contratto nazionale ma la Fnsi di Lorusso lo tiene nascosto. Quando pensava di dirlo ai giornalisti italiani?

Il presidente della Fieg, Maurizio Costa
Il presidente della Fieg, Maurizio Costa

Gli editori hanno disdetto il contratto nazionale dei giornalisti italiani. Per la prima volta nella storia ultracentenaria del Cnlg. Una notizia, ancora prima che un elemento fondamentale, e inquietante, che irrompe nella stagione appena aperta del rinnovo contrattuale. Ma la Fnsi guidata dal segretario Raffaele Lorusso ha deciso di tenerlo nascosto.

Perché? Quando il gruppo dirigente della Federazione nazionale della stampa aveva intenzione di dirlo ai giornalisti italiani? Fra qualche settimana, qualche mese oppure mai? E quali effetti devastanti temono abbia davvero la disdetta, nelle stanze romane di corso Vittorio Emanuele II, per scegliere una strada così poco consona alla categoria dei giornalisti come quella della opacità?

imageLa decisione della Fieg è stata presa nel Consiglio di presidenza del 29 ottobre. Ed è stata immediatamente comunicata alla Federazione nazionale della stampa, con una lettera a firma del presidente Maurizio Costa indirizzata a Lorusso. Nell’articolo comparso sul sito della Fnsi (nell’immagine a sinistra), però, il termine “disdetta” non viene neppure accennato. Anzi. Il pezzo sembra costruito apposta per confondere le idee a occhi poco attenti e per non dire chiaramente le cose come stanno.

Il titolo è general generico: “Contratto, Fnsi e Fieg aprono la stagione del rinnovo“. Mentre nel sommario si sottolinea come ci sia “accordo tra le parti nel chiudere il confronto entro il 1 aprile 2016“. La frase da cui traspare la verità racconta invece che, nella lettera a Lorusso, il presidente Costa “ha ricordato che il vigente contratto nazionale di lavoro, così come previsto dall’articolo 52, cesserà di avere efficacia dal 1 aprile 2016, confermando <la volontà di proseguire il confronto per il suo rinnovo al fine di evitare l’assenza di regole contrattuali condivise a partire dal 1 aprile 2016>”. Un contorto giro di parole per camuffare la disdetta.

Gli elementi per capire ci sono tutti. L’articolo 52 è quello che fissa la durata del contratto e l’arco temporale di vigenza, nel nostro caso da aprile 2013 al 31 marzo 2016 (nell’immagine è riportato quello del Cnlg 2009-2013, l’ultimo stampato).

imageMa lo stesso articolo, al secondo comma, regola le modalità di disdetta, entro cinque mesi dalla scadenza, un termine che finiva sabato 31 ottobre. Ed è questo a cui si riferisce la frase di Costa estratta dalla più ampia lettera: abbiamo disdetto il contratto, ma ci impegneremo per raggiungere un accordo prima della scadenza, in modo da avere un nuovo contratto in vigore dal primo aprile del prossimo anno.

Che cosa potrebbe accadere, con la disdetta degli editori, se la firma sotto il rinnovo del Cnlg non dovesse arrivare nei prossimi cinque mesi? Gli scenari sono aperti. E le scuole di pensiero sono perlomeno due, forse addirittura tre.

Nella riunione al vertice degli editori ha con tutta evidenza prevalso la linea dei “falchi”, che da mesi sostenevano la necessità di disdire la carta contrattuale per avere le mani libere dal primo aprile 2016, in caso di insuccesso delle loro richieste di taglio secco del costo del lavoro nelle trattative per il rinnovo. Per loro, non ci sono dubbi: senza firma il contratto verrebbe spazzato via, e il rapporto di lavoro con i giornalisti entrerebbe in una zona d’ombra in cui il “padrone” avrebbe gioco facile a imporre le sue regole. A chi è già assunto come a chi dovesse essere assunto in futuro. Sfruttando ancora più a pieno anche le nuove norme generali sul lavoro previste dal Jobs Act.

Gli editori “colombe” sono più cauti, nelle previsioni di quel che potrebbe accadere. E preoccupati che, alla fine, i costi di una conflittualità inevitabilmente elevata potrebbero addirittura pesare di più. Anche se rassicurati dai loro esperti di diritto del lavoro della decadenza di vigenza delle norme del Cnlg, con ogni probabilità questi editori non forzerebbero la mano e continuerebbero ad applicare il contratto attuale. Sicuramente a chi è già assunto ma con ogni probabilità anche ai nuovi dipendenti. Convinti che avere regole certe sia meglio che vivere nella deregulation, dove peraltro troverebbero maggiore vigore le richieste delle redazioni già oggi più forti.

La posizione della Fnsi è infine nota da tempo. Perché non è la prima volta che la Fieg minaccia la disdetta del contratto. E perché nelle riunioni delle ultime settimane il tema è stato più volte affrontato. La tesi del sindacato tende a escludere che il primo aprile possa non esistere più alcun contratto collettivo. E che, in ogni caso, il Cnlg attuale continuerebbe ad applicarsi per tutti gli attuali giornalisti dipendenti, che hanno un rapporto di lavoro sancito da una lettera di assunzione in cui si fa riferimento al contratto vigente.

E i neoassunti? Per loro si combinerebbero due disposizioni: il Cnlg del 1959, che è l’unico con valenza di legge erga omnes, quindi si applica a tutti, per le regole normative, e l’articolo 36 della Costituzione sul diritto di ogni lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro“. Insomma, secondo questa tesi,  anche per i neoassunti non cambierebbe molto. Mentre i maggiori problemi potrebbero averli proprio gli editori, che rischierebbero di precipitare in un caos gestionale. E che farebbero i conti con vecchie norme più onerose, come per esempio l’obbligo di pagare direttamente l’ex fissa.

Infine, esiste un elemento generale: nel nostro ordinamento nessuno può essere assunto senza un contratto collettivo di riferimento. Ma è anche vero che, come qualcuno sostiene, esistono altri contratti in cui inquadrare i giornalisti, che portino o meno la firma della Fnsi. Contratti che sono peraltro riconosciuti, ai fini della contribuzione previdenziale, anche dall’Inpgi. Inoltre, resta l’incognita per tutti i collaboratori esterni, che rimarrebbero tutelati esclusivamente dalle leggi dello Stato.

Tutte ipotesi di scuola, in ogni caso. Perché non è mai successo di dover mettere alla prova le diverse e contrapposte tesi. Ora, però, la disdetta è arrivata davvero. E la scelta di tacere la notizia alla categoria (e al resto del mondo) fa nascere più di un dubbio. Soprattutto sulla piega che prenderà il corso delle trattative contrattuali.

Da una parte c’è infatti la richiesta degli editori di rivedere (ovviamente al ribasso) praticamente tutti gli istituti economici e pure quelli normativi con ricadute economiche. Mentre l’obiettivo del sindacato dei giornalisti è di aumentare l’occupazione a qualsiasi costo. Per dare doverosamente più diritti e garanzie a chi non è assunto ma è inserito nell’organizzazione del lavoro e nella produzione delle redazioni. E, per qualcuno ancora di più, per portare nuova linfa vitale nelle casse dell’Inpgi.

Posizioni già difficili da conciliare. Su cui ora peserà anche la prima disdetta del contratto da parte degli editori nella storia del giornalismo italiano.

Annunci

6 pensieri su “La Fieg disdice (per la prima volta) il contratto nazionale ma la Fnsi di Lorusso lo tiene nascosto. Quando pensava di dirlo ai giornalisti italiani?

  1. Pingback: Post-it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...