Fnsi, la maggioranza fa spazio a un pezzo delle opposizioni per eleggere Giulietti. Ma il vero obiettivo è silenziare lo scandalo Inpgi-Sopaf

imagedi Sergio Stella

Spazio a un pezzo delle opposizioni. Per eleggere Beppe Giulietti presidente della Fnsi e, soprattutto, fare quadrato intorno agli attuali assetti dell’Inpgi e al presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, sulla cui testa pende la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Milano per corruzione e truffa aggravata ai danni della Cassa di previdenza dei giornalisti italiani (leggi qui).

C’è molto di diverso dalla motivazione di facciata di una maggiore unita del sindacato, dietro l’allargamento della maggioranza alla compagine di Stampa libera e indipendente, che al Congresso di Chianciano era schierata con veemenza e determinazione contro la scelta di Raffaele Lorusso come segretario generale, al punto da contrapporgli come candidato il suo leader Carlo Parisi. Raccogliendo il consenso di 70 voti tra tutti coloro che si opponevano all'”accorduni” (copyright del consigliere nazionale calabrese Luciano Regolo nel suo pezzo post-Congresso da leggere qui, insieme con la cronaca riportata qui) voluto da Camporese e appoggiato dall’ex segretario Fnsi Franco Siddi (ora consigliere di amministrazione della Rai).

Le ragioni vere vanno ricercate dalle parti di via Nizza. Come dimostrano i racconti delle riunioni preparatorie e delle manovre in corso.

L’ultimo (per ora) incontro della maggioranza Fnsi si è tenuto martedì 20 ottobre al mattino. Un appuntamento talmente importante da far spostare di cinque ore la convocazione della Giunta Esecutiva, l’organismo di guida della Federazione ritenuto evidentemente meno determinante dai vertici del sindacato. E già l’ordine del giorno inviato dal segretario Lorusso la diceva lunga: al primo punto “Assetto maggioranza e Giunta federale“, seguito dalla scelta del nuovo presidente Fnsi. L’uno propedeutico all’altra, insomma.

Carlo Parisi
Carlo Parisi
La caccia ai voti delle opposizione era del resto già partita da settimane (come raccontato qui). E i frutti sono stati illustrati alla maggioranza tutta: i tre rappresentanti in Giunta di Stampa libera e indipendente – Carlo Parisi, Giuseppe Di Pietro ed Enrico Cocciulillo – ci stanno. Ovvero, sono pronti a passare il guado e a portare in dote i propri voti. In cambio, per mostrare al mondo l’avvenuta unità, Parisi avrà i galloni di segretario generale aggiunto.

Gli interventi degli entusiasti per l’accordo raggiunto si susseguono. I milanesi di Stampa Democratica, Paolo Perucchini e Anna Del Freo, la ligure Alessandra Costante e la sarda Daniela Scano elogiano Parisi (che è anche segretario del sindacato della Calabria) dimentichi all’improvviso dei contrasti di Chianciano. Mentre il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, ha parole di apprezzamento per Di Pietro, che pure era uscito dal Capss – e con lui l’associazione del Molise che guida – oltre un anno fa in pubblico e (apparentemente) insanabile avversione per l’indicazione di Lorusso a segretario della Fnsi.

Non tutti sono però convinti. Anzi. Molto critico si dimostra, per esempio, il milanese Guido Besana, membro di Giunta e vice del dipartimento sindacale ma lasciato fuori dalla Segreteria di Lorusso. Besana non usa mezzi termini: la convivenza con Parisi – sostiene – è impossibile, perché è alleato con i “fasci“, cioè la componente romana considerata di destra e guidata da Pierangelo Maurizio (giornalista Mediaset come l’esponente milanese) e Paolo Corsini (Rai, primo dei non eletti nella lista di Parisi per la Giunta, come riferito qui). Quelli, per capire, che hanno lanciato la campagna di raccolte firme “Salviamo l’Inpgi” per chiedere le dimissioni di Camporese e del suo cda (hanno raggiunto oltre 450 firme in tutta Italia, come si legge qui).

Senza contare – conclude Besana – la vicinanza di Parisi con il presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino. Sulle stesse posizioni si pone il romano Paolo Butturini, che un posto da vicesegretario se l’era assicurato a Chianciano con il sostegno a Lorusso, ma che è identificato con la minoranza della maggioranza da quando ad agosto si è candidato alla presidenza della Fnsi. E forti perplessità le esprime persino la romana Lucia Visca, probabilmente anche lei preoccupata di ritrovarsi i “fasci” per amici.

Ma Lorusso non demorde. L’allargamento della maggioranza – assicura – è indispensabile per il suo rafforzamento in vista delle battaglie che attendono il sindacato. Lascia intendere di riferirsi al contratto nazionale da rinnovare e alle leggi liberticide in discussione tra governo e Parlamento, ma in più d’uno intuiscono che sia preoccupato da ben altro. E tutti gli altri se ne convincono subito dopo.

È a questo punto, infatti, che qualcuno pone la domanda che la maggioranza della maggioranza si aspetta che venga posta: se l’unità del sindacato è così importante, in questo momento, per combattere gli editori e la politica, perché non si punta all’unità piena, coinvolgendo anche le altre aree all’opposizione?

Daniela Stigliano
Daniela Stigliano
Il riferimento è alla componente di Giunta Daniela Stigliano, esponente di Unità Sindacale (la corrente milanese che gestisce questo blog), e all’intera Associazione siciliana, rappresentata dal segretario Alberto Cicero e dal leader storico ed ex segretario generale aggiunto della Fnsi, Gigi Ronsisvalle. E la risposta, talmente pronta da sospettarsi preparata, arriva ovviamente dagli emissari milanesi di Giovanni Negri, vero artefice dell’avvicinamento a Parisi in stretta collaborazione con il veneto Enrico (Chicco) Ferri. Che sperano in un colpo solo di minimizzare l’opposizione in Giunta e di far fuori dalla maggioranza i “dissidenti” e pure qualcuno di più.

È Perucchini a scoprire le carte, rivelando finalmente il vero obiettivo dell’accordo: l’Inpgi. A differenza di Parisi (che all’Inpgi è consigliere generale, presidente della commissione Personale, contratto e informatica e fiduciario della Calabria) – discetta il presidente della Lombarda – Stigliano (componente della commissione Finanza, bilancio, programmazione e investimenti della Cassa dei giornalisti) si è sempre contrapposta alla maggioranza sui temi previdenziali. Un affronto insuperabile, che anche a Chianciano si era trasformato in un veto ad personam. La collega di Unità Sindacale, che sull’inchiesta Sopaf e sul coinvolgimento di Camporese ha sempre chiesto chiarezza e atti di responsabilità, è stata pure l’unica in Giunta a votare contro la riforma delle pensioni disegnata dal cda dell’Inpgi e approvata dalla Fnsi (ma ancora al vaglio dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia). Così come l’unico no dalle associazioni regionali è arrivato dalla Siciliana.

Segue Del Freo a spiegare che Parisi ha pronunciato una sorta di “abiura” rispetto agli eventi del Congresso, Stigliano e Ronsisvalle no. Ma l’auspicio della segretaria generale aggiunta vicaria, per sette anni nelle fila del movimento Quarto Potere a fianco di Stigliano e da settembre 2014 in Stampa Democratica, è che anche i due esponenti possano ravvedersi e chiedere l’ingresso nella maggioranza.

Perplessità o meno, il primo punto della riunione di maggioranza si chiude con l’allargamento di fatto e l’ingresso di Parisi in Segreteria (anche se non tutti sembrano comprendere il vero ruolo che ricoprirà). Due notizie (di Pulcinella) che Lorusso comunica anche alla Giunta pomeridiana. In maggioranza, espletata la formalità di ratificare un’intesa raggiunta da altri, si può quindi riprendere a parlare di chi sarà il prossimo presidente della Fnsi. Chi? Nell’incredulità di molti, viene riproposto Beppe Giulietti. L’idea sembra essere quella di prendere i “dissidenti” per stanchezza, dopo riunioni infinite sul tema. E infatti i toni sono bassi, l’ambiente meno turbolento. Ma il sì non arriva comunque.

Arriva invece una comunicazione già sentita: in questa situazione di contrasti interni, Giulietti non ci sta. Anche perché, pure con la decina o poco più di voti che le new entry di Parisi possono assicurare, l’elezione al primo colpo è sempre sul filo di lana. Bon. E allora, presidente chi? L’imbarazzo è generale. Il nome era previsto lo facesse il segretario Lorusso, ma dal cilindro non esce nulla. 

Nei giorni precedenti era girata nei corridoi di corso Vittorio Emanuele II (e da lì in tutta Italia) la voce che il prescelto fosse Giorgio Santelli, umbro iscritto alla Romana, classe 1967, professionista da 12 anni, ex regista-programmista della Rai poi stabilizzato alla Tv pubblica con contratto da giornalista, molto legato a Giulietti e all’associazione Articolo 21 di cui l’ex segretario dell’Usigrai ed ex parlamentare è portavoce. Per molti, forse un po’ troppo per rappresentare un’alternativa accettabile (allora avremmo detto sì all'”originale“, è l’osservazione più ricorrente tra i “dissidenti”). Ma Santelli nella riunione non viene neppure nominato.

L’unica proposta arriva dal torinese Stefano Tallia, che avanza – senza ottenere reazioni – la candidatura di Andrea Purgatori, giornalista e scrittore noto per le sue inchieste sul terrorismo e sulle stragi e oggi presidente di Greenpeace Italia. Anche lui, però, com’era Giulietti prima del 7 ottobre, non è un consigliere nazionale della Fnsi. Così come non lo è l’ultimo nome che si sussurra in giro: quello di Carlo Verna, campano, vicedirettore della Tgr Rai, che in molti vedrebbero bene anche come candidato alla futura guida dell’Ordine nazionale. Nessun consigliere nazionale, è il messaggio, ha la “statura” per “salire” alla presidenza. Una sorta di pietra tombale sulle regole della democrazia e un via libera alla legge della cooptazione.

IMG_1208Ancora nebbia, insomma, sull’elezione del presidente del sindacato. Perché Lombarda e Capss non si arrendono a dover abbandonare il piano-Giulietti. L’unico che, a loro parere, garantirebbe di blindare la Federazione e pure il futuro assetto dell’Inpgi anche nel caso in cui la riforma delle pensioni dovesse ricevere un giudizio negativo o parzialmente positivo dai ministeri e, soprattutto, le vicende giudiziarie del presidente dell’Istituto dovessero deflagrare – come è potenzialmente possibile – prima delle elezioni di fine febbraio. L’unico che potrebbe garantire tutti gli accordi presi a Chianciano. Compresa la vicepresidenza Inpgi a Giovanni Negri (a cui aspirano in verità anche Chicco Ferri e l’attuale vicepresidente Paolo Serventi Longhi).

Nel tentativo disperato di disperato di far digerire ai “dissidenti” la candidatura di Giulietti, o di far accettare a lui di essere eletto con una maggioranza meno bulgara, si allontana anche la data del prossimo Consiglio nazionale, che potrebbe essere convocato addirittura nella seconda decina di novembre. Portando a quattro mesi lavacatio” alla presidenza della Fnsi. Un altro record, negativo, della maggioranza uscita da Chianciano e ora arricchita da nuovi adepti.

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