I giornalisti Rcs dopo le dimissioni dell’ad Jovane: basta tagli e svendite, vogliamo un manager-editore

pietro-scott-jovaneIl 15 ottobre, tra tre giorni e a nemmeno una settimana dall’annuncio, Pietro Scott Jovane lascerà Rcs Mediagroup. L’amministratore delegato arrivato da Microsoft nell’estate del 2012 a prendere il posto di Antonello Perricone, l’uomo che, insieme al presidente Gaetano Marchetti e a tutto il Consiglio di amministrazione, appena arrivato portò a compimento la nefasta (per i conti) operazione Recoletos in Spagna, lascia dopo tre anni e poco più di un trimestre il timone della maggiore azienda editoriale dell’Italia, subito dopo aver concluso la sua ultima cessione: quella di Rcs Libri, passata alla Mondadori.

Pubblichiamo i comunicati diffusi dal Comitato di redazione dei Periodici e dal Cdr del Corriere della Sera.

COMUNICATO SINDACALE DEL CDR PERIODICI RCS

Che cosa resta di Rcs MediaGroup?

Cinque testate di Rcs Periodici cedute e altre sei chiuse, rinunciando al valore economico di brand prestigiosi. Il palazzo di via Solferino 28 – storica sede del Corriere della Sera – venduto. Alienate le quote Rcs nelle radio. Chiusa Rcd agenzia multimediale. E ora la Rcs Libri consegnata nelle mani di Mondadori. Che cosa resta di Rcs MediaGroup?

Via RizzoliIl risultato del piano di tagli “lacrime e sangue” attuato da Pietro Scott Jovane, amministratore delegato per poco più di tre anni e oramai in uscita, per “mettere in sicurezza i conti dell’azienda” è sotto gli occhi di tutti: l’impoverimento della Rizzoli. E la perdita di molti posti di lavoro.

Chi succederà a Pietro Scott Jovane nel ruolo di a.d. Rcs MediaGroup dovrà essere capace di raccogliere una sfida: disegnare e costruire il futuro della nostra azienda, che rappresenta ancora una fetta importante dell’industria dell’informazione italiana.

Occorre una visione ambiziosa. Un cambio di passo gestionale per agganciare la futura ripresa economica. Occorre un cambio di mentalità per intuire e per anticipare le nuove forme che caratterizzeranno il bisogno di cultura e di informazione di qualità dei lettori di oggi e di domani. Occorre investire in tecnologia e formazione, immaginare e lanciare nuove testate – di carta e digitalicreare nuovi posti di lavoro, ripensare la raccolta pubblicitaria in un mercato che si muove e cambia velocemente. Occorre dare risposte innovative a una profonda crisi di settore.

Magari semplicemente (ri)scoprire che settimanali, mensili e siti potrebbero non essere necessariamente pensati come meri contenitori di pubblicità. Innovazione potrebbe voler dire slegare i contenuti degli articoli dal condizionamento degli inserzionisti pubblicitari. Scelte editoriali libere e controcorrente potrebbero dare ossigeno e autorevolezza ai giornali di domani, su qualsiasi piattaforma, conquistare nuovo pubblico, in edicola e sul web. E proprio per questo attirare gli investitori pubblicitari.

Un modo più attuale di ripensare i giornali potrebbe voler dire renderli più forti e autonomi puntando sulla vendita in edicola e sui contenuti web a pagamento, e quindi meno dipendenti dall’andamento della pubblicità. Serve un manager capace, certo. Ma con l’animo da editore innamorato dei giornali e dell’idea che gli investitori più importanti potrebbero tornare a essere i nostri lettori.

Il nuovo amministratore delegato erediterà dalle passate gestioni una Rcs profondamente indebitata. Gravava, e grava ancora, sulle casse di Rcs il peso della disastrosa operazione spagnola “Recoletos” messa a punto dal precedente amministratore delegato Antonello Perricone, premiato con buonuscita milionaria. Il debito con le banche resta, nonostante i pesanti tagli sostenuti in particolar modo proprio da Rcs Periodici.

Pietro Scott Jovane e Consiglio di amministrazione hanno in questi anni puntato esclusivamente a un piano di risparmi che ha avuto come uniche leve la riduzione del costo del lavoro dipendente e la vendita dei “gioielli di famiglia”, con il chiaro obiettivo di non procedere al secondo aumento di capitale che avrebbe invece garantito a Rcs lo sviluppo necessario a recuperare la redditività e la forza della prima azienda editoriale del Paese.

Il Cdr Periodici e tutti i giornalisti chiedono azionisti e manager all’altezza di un necessario piano di rilancio, pretendono che al più presto sia presentato un serio piano industriale e di sviluppo delle testate e del gruppo che punti sull’informazione e sui prodotti editoriali e non sui tagli e sul massiccio ricorso alle collaborazioni e all’outsourcing in una chiara ottica di precarizzazione del lavoro.

Occorre una visione ambiziosa. Occorrono manager che ci credano.

Il Cdr Periodici Rcs

Milano, 12 ottobre 2015

IL COMUNICATO SINDACALE DEL CDR DEL CORRIERE DELLA SERA

Via SolferinoDopo tre anni e tre mesi Pietro Scott Jovane lascia il Corriere della Sera. Lo lascia dopo averne svenduto la sede storica di via Solferino 28, dopo avere costretto la redazione a due stati di crisi, l’ultimo appena aperto, e dopo avere causato la conseguente uscita dal giornale di prestigiosi colleghi. Sotto il suo regno sono state chiuse diverse testate della Rcs Periodici, alienate le quote Rcs nelle radio e cancellati molti posti di lavoro. Ora, come atto finale, il gruppo si è disfatto della Rcs Libri. Davvero serviva un supermanager per tali risultati?

Ovviamente Scott Jovane non ha potuto fare tutto questo da solo. Ha agito con il lasciapassare di un Consiglio di amministrazione più impegnato ad evitare ai soci un doveroso aumento di capitale che a concentrarsi sul come favorire lo sviluppo di una testata da sempre leader nell’informazione. Testata, quella del Corriere della Sera, che per decenni ha permesso ad azionisti e manager di staccare bonus e dividendi milionari. Da tempo la redazione sollecita i necessari investimenti tecnologici per lo sviluppo dell’area digitale e dell’area video, da tempo la redazione invoca l’indispensabile sostegno al rinnovamento del quotidiano cartaceo. Nulla, invece, in questa direzione è stato fatto. Jovane lascia un Corriere della Sera impoverito e costretto, dal sei ottobre scorso, nella onerosa gestione di un ennesimo biennio di pesanti tagli e fatiche. Tutto questo mentre nessuno dimentica la disastrosa operazione spagnola «Recoletos» consentita dal precedente amministratore delegato Antonello Perricone.

La redazione non si è mai sottratta ai sacrifici e continuerà a fare il massimo per fornire ai lettori una informazione libera e di qualità, ma nello stesso tempo ricorda ai manager di non essere disposta a subire altre privazioni. Jovane se ne va con una buonuscita di 750 mila euro. Il bonus milionario che si era attribuito un anno fa resta nelle casse di Rcs solo perché il cdr e i giornalisti, all’epoca, riuscirono a bloccarlo.

Il cambio dell’amministratore delegato arriva in un momento delicato. Quali giochi di potere e quali nuovi assetti compariranno all’orizzonte si capirà (forse) tra qualche tempo. Certamente è chiaro sin da ora che il dissesto finanziario di Rcs – provocato da dirigenti inadeguati che hanno trascinato il Corriere della Sera, ancora oggi in attivo, in un pericoloso lungo corso di impoverimento – appare un baratro incombente. Il debito con le banche resta. Nulla, invece, resta a una Rcs in affitto in via Solferino 28, sede che neppure al tempo del fascismo si era immaginato violare. Gli amministratori vanno, il Corriere della Sera resiste. Ma serve un rapido cambio di passo gestionale e di mentalità per garantire al giornale e ai lettori un futuro degno del suo passato. Serve subito una figura capace, fresca, dinamica, innamorata dell’editoria e sensibile al mondo dell’informazione che sia chiamata a dare risposte innovative a una crisi di settore feroce. Raccolta pubblicitaria e distribuzione dei prodotti vanno ripensati.

Il Cdr del Corriere della Sera e tutti i giornalisti pretendono azionisti e manager all’altezza di un indispensabile piano di rilancio e faranno tutto quanto in loro potere perché ciò si verifichi. Tutto ciò premesso, il Cdr chiede che chiunque sia il prossimo amministratore delegato si impegni a rinunciare a qualunque bonus di retribuzione non legato alla crescita del fatturato e delle quote di mercato del Corriere, e a presentare al massimo entro fine anno un piano industriale e di sviluppo della testata e del gruppo, condizioni indispensabili alla prosecuzione di un confronto al quale, responsabilmente, la redazione non si è mai finora sottratta.

Il Cdr del Corriere della Sera

Milano, 10 ottobre 2015

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...