Presidente Fnsi, vigilia di sfide e di ricatti. Capss e Lombarda arroccati su Giulietti contro tutti, ma da soli non hanno i numeri

image
Beppe Giulietti

di Sergio Stella

L’ultima chance di trovare un accordo è affidata alle ultimissime ore prima del voto del Consiglio nazionale di domani, mercoledì 7 ottobre, che dovrebbe scegliere il nuovo Presidente della Fnsi. Ma la maggioranza che ha in mano il Sindacato dei giornalisti dopo il Congresso di Chianciano si presenta alla vigilia dell’appuntamento ancora più spaccata e lacerata, tra dibattiti lunghi e accesi, riunioni ufficiali e segrete, prove di forza, iniziative provocatorie, ricatti e ultimatum. Che sono andati in scena per tutta l’ultima settimana fino alla serata di ieri. E che con ogni probabilità continueranno pure oggi.

Tutto ruota intorno a quello che la maggioranza della maggioranza, ovvero il Capss insieme con la Lombarda e altre aree minori, considera l’unico e solo candidato possibile: Beppe Giulietti. Un nome che non va giù alla minoranza della maggioranza, che da Roma si estende alla Toscana e all’Umbria, all’Emilia Romagna, al Piemonte e alle Marche. E che non ha fatto ritirare dalla competizione l’altro candidato rimasto in gioco, Paolo Butturini.

Il punto vero è però un altro: nessuno dei due schieramenti che si fronteggiano ha i voti per eleggere da solo il presidente. Tanto che qualcuno azzarda la previsione di un Consiglio non solo lungo ma forse anche non risolutivo.

Schermaglie, mosse e contromosse nella maggioranza sono partite già nell’estate, come riferito su questo blog in due precedenti articoli (che si possono leggere qui e qui). Arrivando perfino a candidare (a sua insaputa) Ferruccio De Bortoli pur di giungere, alla fine, a imporre il nome di Giulietti. Il ragionamento che viene sussurrato da molti nei corridoi del secondo piano di Corso Vittorio Emanuele 349, nella sede della Fnsi, è che al neosegretario Raffaele Lorusso e alla sua segreteria bisogna affiancare al più presto una persona di esperienza, polso e carisma, che si faccia carico e affronti le questioni più spinose e delicate. Soprattutto quelle che potrebbero esplodere a breve. E appare chiaro che il riferimento non è al rinnovo del contratto nazionale, su cui si concentrano invece gli occhi e le preoccupazioni della categoria, ma di cui difficilmente un uomo della politica come Giulietti avrebbe voglia di occuparsi.

La scorsa settimana, quando il tempo diventava già stretto, le manovre si sono intensificate. Ed è stata convocata una riunione, che nelle intenzioni doveva diventare quella finale, per mercoledì 30 settembre alle 10 del mattino. La sera di martedì si è però tenuto l’incontro della maggioranza della maggioranza per prepararsi all’attacco del giorno successivo. E questo non dev’essere certo piaciuto molto ai compagni di strada di Chianciano oggi divenuti “avversari” interni.

Sta di fatto che il confronto dell’intera maggioranza è durato oltre cinque ore, senza pausa pranzo. Chi aveva chiesto che fosse presente Giulietti per spiegare il senso della sua candidatura è rimasto deluso (anche se tutti immaginavano che un personaggio come l’ex segretario dell’Usigrai non avrebbe ceduto mai alla richiesta). Il dibattito è dunque ripartito da dove era stato lasciato una settimana prima. Con gli schieramenti pro o contro Giulietti ben definiti. Ma i toni sono saliti non poco.

Da una parte il Capss, in particolare con Enrico Ferri (aspirante vicepresidente dell’Inpgi) e il vicesegretario Alessandra Costante, impegnati a sostenere un ragionamento politico elevato: abbiamo i voti e si fa come diciamo noi, altrimenti vi buttiamo fuori dalla maggioranza. Il presidente della Lombarda, Paolo Perucchini, seduto tra i due e disposto a tutto pur di difendere quel Coordinamento di Fiuggi, costituito a giugno sancendo l’alleanza tra Capss, Usigrai e Lombarda, che qualcuno chiedeva di far sparire dal tavolo per agevolare il dialogo.

Il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, ha provato l’ennesimo diversivo, chiedendo che in ogni caso il candidato comune fosse quello di un giornalista Rai e dichiarando di essere pronto a presentare un nuovo nome. Un consigliere milanese, non avendo altri argomenti, e non avendo evidentemente neppure il senso del ridicolo, ha preso a pretesto la contrarietà all’ultimo rinnovo contrattuale per attaccare gli altri. Un punto che a Chianciano era stato messo sotto i piedi, visto che i maggiori sostenitori di quel contratto sono stati fatti accomodare più o meno gentilmente fuori dalla porta proprio da chi aveva scelto di fare maggioranza con gli oppositori dell’accordo di giugno 2014 con gli editori.

Dall’altra parte, gli interventi si sono alternati in ordine sparso. Il segretario della Subalpina, Stefano Tallia, intervenuto più e più volte con modi decisi ma pacati, a ripetere la sua contrarietà a Giulietti. Il segretario delle Marche, Giovanni Rossi, con temperamento più acceso, fino alla minaccia di abbandonare la riunione perché convinto di essere preso in giro. Butturini, ancora con l’offerta di farsi da parte a patto che il candidato di Capss e Lombarda partecipasse a un incontro con tutti per convicerli di essere davvero l’uomo giusto per la presidenza della Fnsi.

Oltre cinque ore, e un nulla di fatto. Come non dirimente sembra sia stato un successivo incontro ristrettissimo tra Lorusso e Butturini, in cui il segretario avrebbe offerto al suo vicesegretario la “promozione” a segretario aggiunto in cambio della rinuncia alla candidatura.

E’ in questo scenario che venerdì scorso è andato in onda, anzi online, l’ultimo (al momento) tentativo di stupire: l’annuncio di un incontro sulla storia dei presidenti della Fnsi che si terrà oggi pomeriggio alle 15,30 nella sede del sindacato. Oratore unico: Beppe Giulietti. Affiancato, per un contributo storico, dal direttore Giancarlo Tartaglia. Un monologo, al posto del dialogo chiesto da molti, per spiegare quali siano le ragioni per votarlo? Se lo scopo era questo, gli ideatori di questo coup-de-theatre hanno forse commesso una forzatura di troppo. Non hanno infatti trovato di meglio che far comparire il Coordinamento di Fiuggi come organizzatore dell’evento. Uno schiaffo in faccia ai “disobbedienti“.

Quello che verrà detto, se sarà possibile fare domande, come reagiranno l’uno e l’altro schieramento, si saprà solo oggi. Soprattutto nella ultimissima riunione di maggioranza prevista in serata. Dopo, parleranno i numeri in Consiglio nazionale. Proviamo a farli, questi numeri.

Guardando a quel che successe a Chianciano, con l’elezione del compianto Santo Della Volpe, la maggioranza dovrebbe poter contare su circa 80 consiglieri. E già così, se andrà al voto divisa, i numeri non torneranno per nessuno. Da fine gennaio, peraltro, è passato molto tempo. E non è detto che la “geografia” del voto della maggioranza non sia mutata. Senza contare che sul candidato Giulietti, giornalista della Rai di Venezia, portavoce di Articolo 21 e cinque volte parlamentare per diversi schieramenti della sinistra, i mugugni salgono anche dall’interno di quello che sembra lo schieramento più blindato.

Un’elezione alla prima e alla seconda votazione, quando è necessaria una maggioranza qualificata di tre quinti dell’intero Consiglio nazionale, quindi 71 voti sui 119 aventi diritto, sembra al momento impossibile. E anche alla terza votazione, in cui passa chi ha almeno la metà più uno dei presenti (che devono comunque essere la maggioranza del Consiglio, quindi minimo 60), il rischio potrebbe diventare altissimo. Perché le defezioni e le partenze pomeridiane, dall’una e dall’altra parte, sono non calcolabili in anticipo. Senza contare che molti si chiedono se Giulietti sarebbe disposto ad accettare lo smacco di un’elezione di misura.

Resta infine una questione non secondaria, in termini di democrazia, rispetto delle regole e trasparenza. Tutti valori non certo accessori per un presidente della Fnsi. E per i quali lo stesso aspirante candidato dell’intera maggioranza ha pubblicamente sempre combattuto. Giulietti è o non è consigliere nazionale, condizione preliminare per essere eletto presidente? Nel suo intervento di oggi in Federazione, nella sala che porta il nome di Walter Tobagi, chiarirà questo “dettaglio“, cioè se parla come consigliere nazionale o come figura storica del sindacato dei giornalisti? E chi eventualmente si è dimesso, o si dovrebbe dimettere, dei consiglieri veneti eletti dalla delegazione regionale al Congresso di Chianciano, per fargli posto?

Tutte domande che meritano una risposta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...