Fnsi, nella maggioranza è corsa alla presidenza. Ecco chi sono (per ora) i candidati ufficiali e quelli nascosti

imagedi Sergio Stella

Il 7 ottobre si conoscerà il nome del nuovo presidente della Fnsi: il collega o la collega che il voto del Consiglio nazionale indicherà per sostituire Santo Della Volpe, eletto al vertice del Sindacato dei giornalisti a Chianciano, dalla stessa maggioranza che ha voluto Raffaele Lorusso segretario generale, e scomparsotroppo presto e nella commozione di tutti – nello scorso luglio.

Un uomo, Santo Della Volpe, che ha dedicato molta parte della sua vita e del suo lavoro alla Rai ai temi e alle battaglie per la legalità.

Chi sarà scelto al suo posto? 

Le idee, nella maggioranza che governa la Fnsi, non sembrano molto chiare dopo la lunga pausa estiva. E non è uscita un’indicazione univoca da portare al Consiglio nazionale del 7 ottobre neppure dalla riunione che si è tenuta martedì scorso, alla vigilia della prima Giunta della ripresa post-chiusura agostana.

Intanto, però, tra autocandidature, candidature di contrasto, candidature rifiutate e candidature “segreto di Pulcinella“, i nomi che circolano sono almeno cinque. Scopriamo di chi sono. Sapendo che, da qui al 7 ottobre, tutto potrebbe cambiare.

imagePaolo Butturini

Classe 1957, giornalista professionista dal giugno 1987, freschissimo prepensionato della Gazzetta dello Sport (Rcs), per due mandati segretario di Stampa romana e da febbraio nella Giunta Esecutiva della Fnsi e nella Segreteria politica. Paolo Butturini è stato un grande oppositore del contratto siglato a giugno del 2014, rivendicato invece a spada tratta da Lorusso (almeno, finora), e si è messo anche alla testa degli oppositori della legge sull’equo compenso per i collaboratori.

Si è di fatto autocandidato su Facebook alla presidenza della Fnsi, rivendicando da “romano” il posto di Della Volpe, sostenuto dalla lista con cui si è presentato al Congresso di Chianciano, Informazione@Futuro. Sembra però non goda dell’appoggio di tutti i suoi alleati, a Roma e fuori Roma. A partire dall’Usigrai di Vittorio Di Trapani. Ma arrivando anche alla milanese Nuova Informazione di Guido Besana e Marina Cosi, che gli preferiscono altri nomi.

Se diventasse presidente della Fnsi, “libererebbe” un posto in Giunta e pure in Segreteria. Questo potrebbe solleticare gli appetiti di chi è rimasto fuori dalla prima e, soprattutto, dalla seconda. E portare a un rimescolamento delle carte a pochi mesi da Chianciano.

imageBeppe Giulietti

Storico (e istrionico) segretario dell’Usigrai (il sindacato di base dei giornalisti Rai), avversario-amico di Giorgio Santerini (scomparso purtroppo due anni fa), fondatore del movimento Articolo 21, di cui è portavoce, e animatore di tante battaglie per la libertà dell’informazione, ex deputato dal 1994 per cinque legislature (con Progressisti, Ds, Pds e Italia dei Valori), Beppe Giulietti ha 62 anni, è professionista dal 1982 ed è un giornalista della Rai di Venezia, dove è tornato a lavorare dopo l’esperienza parlamentare. E dove ha firmato, insieme ad altri colleghi, un documento di solidarietà ad Andrea Camporese, vicecaporedattore (in aspettativa) della stessa sede Rai e presidente dell’Inpgiindagato dalla Procura di Milano per truffa aggravata ai danni dell’Ente e corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della Sopaf.

Giulietti è, sulla carta e nell’immaginario della categoria, il collega che più si avvicina alla figura di Santo Della Volpe. Del resto, il suo nome per la presidenza della Fnsi circolava addirittura già nell’autunno del 2013, un anno prima delle elezioni e del Congresso di Chianciano. Poi, dicono i ben informati, aveva deciso di non scendere nella molto tesa arena elettorale. E infatti, Giulietti non è al momento consigliere nazionale, condizione prima per essere candidabile come presidente.

Ma questo problema potrebbe essere superato con un escamotage: le norme della Fnsi prevedono che, in caso di dimissioni di un consigliere nazionale eletto nelle delegazioni regionali (non nel listone congressuale), subentri il primo dei non eletti nella lista di appartenenza e così via (quello che permise, per intenderci, a Guido Besana di essere “recuperato” come consigliere dopo la bocciatura nel listone al Congresso di Bergamo nel 2011). Se i nomi nella delegazione regionale finiscono, per esempio per dimissioni multiple e a catena, a quel punto si devono tenere nuove elezioni tra i delegati: questo meccanismo consentirebbe a Giulietti di diventare consigliere nazionale e, immediatamente dopo, presidente della Fnsi.

imageAlessandra Mancuso

Giornalista della Rai, dove è vice caporedattrice degli Speciali Tg, Alessandra Mancuso, siciliana di Catania, ha 52 anni, è professionista dal 1986 e, dopo vari ruoli ricoperti all’interno dell’Usigrai, è da qualche mese presidente della Commissione Pari opportunità della Fnsi.

La sua non è, al momento, una candidatura dichiarata, ma il suo nome circola già da luglio come possibile presidente della Fnsi, dopo che l’ipotesi di Ezio Cerasi, anch’egli collega Rai, nell’Esecutivo Usigrai e componente della Giunta Esecutiva della Fnsi, era stata accantonata. A sostenerla, più che i suoi colleghi romani e dell’Usigrai, è soprattutto Nuova Informazione (in particolare, Marina Cosi), la corrente milanese dove Mancuso ha iniziato a svolgere attività sindacale ai tempi del Gruppo di Fiesole.

imageGiovanni Negri

È l’altro candidato ufficiale nella corsa alla presidenza della Fnsi. Pensionato di più lunga data, rispetto a Butturini, Giovanni Negri ha 72 anni ed è diventato professionista a 40, dopo molti anni di lavoro nella categoria dei poligrafici, che ha rappresentato a lungo come esponente della Uil. La sua attività sindacale è proseguita da giornalista, prima all’interno dei Comitati in redazione della Rcs Periodici, quindi come vicepresidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti (presidente Maurizio Andriolo), che ha infine presieduto per tre mandati consecutivi fino allo scorso febbraio. Per un totale di 13 anni al vertice dell’Alg, sempre sotto le insegne di Stampa Democratica.

È stato anche all’Inpgi, come consigliere generale e presidente di commissione (in particolare, quella Acquisti e dismissioni immobili). Alle elezioni del 2013, le sue prime da pensionato, è però rimasto fuori, e in molti sono convinti – anche dopo la sua candidatura a presidente Fnsi – che stia aspettando le prossime, a febbraio 2016, per prendersi la rivincita e scalzare Paolo Serventi Longhi dalla poltrona di vicepresidente.

Al momento è comunque un semplice consigliere nazionale e della stessa Lombarda. Ma conserva la leadership assoluta di Stampa Democratica. Sembra avesse dichiarato a fine luglio di voler fortemente sostenere la candidatura di Giulietti a presidente Fnsi. A inizio settembre ci ha invece ripensato, forse stimolato e in contrasto alla discesa in campo di Butturini, con il quale non è mai corso buon sangue (sindacale), sin dai comuni tempi milanesi in Rcs.

È anche vero che il nome di Negri al Congresso di Chianciano sembrava in pole position per la presidenza, salvo poi preferirgli Santo Della Volpe. La “ricompensa” per questo “sacrificio” è stata la nomina della sua pupilla, Anna Del Freo, transfuga da Quarto Potere, a segretario aggiunto unico della Fnsi. L’eventuale elezione del leader di Stampa Democratica a presidente potrebbe quindi suscitare qualche mal di pancia tra le altre correnti che sostengono Lorusso e indurre a una rivoluzione nella Segreteria.

imageStefano Tallia

Compirà 44 anni a dicembre, è giornalista della Rai di Torino, segretario dell’Associazione Stampa Subalpina ed è stato il consigliere nazionale più votato al Congresso di Chianciano. Per questo è toccato a lui convocare il Consiglio nazionale del 7 ottobre e toccherà a lui presiederlo. Ma non è per questo che Stefano Tallia si è tirato indietro dalla corsa alla presidenza effettiva della Fnsi. Anzi, in effetti ha deciso di non iscriversi nemmeno tra i partecipanti alla gara.

Le ragioni del suo rifiuto ha ritenuto di esplicitarle e renderle pubbliche lui stesso, nel suo blog Parole al vento (e poi su Facebook), all’indomani della riunione di maggioranza dell’8 settembre.

La motivazione più importante (in un intervento ricco di spunti e suggestioni interessanti) per “declinare l’offerta” della candidatura e ritenere che “il mio nome non sia quello più giusto“, spiega Tallia, è di metodo: la necessità – ripetuta da tutti – di “segnali di discontinuità e politiche attente ai soggetti che non si riconoscono nell’organizzazione sindacale” per reagire alla “crisi durissima” del sindacato, “di tutto il sindacato“, si scontra di fatto con la difficoltà di cambiare “riti e abitudini vecchi di qualche decennio“.

Il segretario della Subalpina rivela quindi che, nella riunione della maggioranza, “mi sono impegnato perché nell’individuazione del candidato alla presidenza venisse adottato un metodo diverso rispetto al passato. Ho proposto cioè che a decidere non fosse un gruppo ristretto di dirigenti ma quantomeno tutti gli ottanta consiglieri (circa) che si riconoscono nella maggioranza federale”. L’idea delle primarie non è però piaciuta a Raffaele Lorusso e al gruppo dirigente, visto che alla fine “ha prevalso una linea diversa. Il segretario consulterà nelle prossime settimane i referenti delle aree politiche e territoriali e formulerà una proposta. I consiglieri nazionali, convocati probabilmente la sera prima dell’elezione, potranno quindi decidere se votare o meno il candidato prescelto“.

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