Galimberti (Unci) su intercettazioni, privacy e diritto di cronaca: “I rischi di una legge delega sbagliata, inutile e sospetta”

Pubblichiamo la dichiarazione in merito alla legge delega sulle intercettazioni rilasciata dal Presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti, e diffusa dalla Federazione nazionale della stampa.

Alessandro Galimberti
Alessandro Galimberti

di Alessandro Galimberti Presidente Unione nazionale cronisti italiani

La legge delega C. 2798-A al vaglio della Camera dei deputati riguardante tra l’altro Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive mostra ancora una volta i limiti di un legislatore incoerente e schizofrenico, per non dire impreparato, sul rapporto tra (presunta) privacy e diritto di cronaca.

L’emendamento sul divieto di registrazioni tra presenti, che nonostante le smentite potrebbe colpire anche le telecamere nascoste del giornalismo d’inchiesta, è tecnicamente sbagliato perché:

1) Le registrazioni tra presenti sono pienamente legittime e utilizzabili nei processi – anche a prescindere dalla questione giornalistica – tutte le volte che siano utili a dimostrare la commissione (o il tentativo) di un reato. La Cassazione si è più volte pronunciata sul punto, estendendo qui l’applicazione dell’articolo 266 del codice di procedura penale

image2) L’attività giornalistica è comunque sempre scriminata (cioè non punibile) a prescindere dall’esistenza o meno di un reato da documentare (articolo 51 del Codice penale). Quindi un dialogo “rubato”, se ha rilevanza pubblica per il ruolo del personaggio intercettato e per le circostanze raccontate, non può tollerare alcun limite di legge, anche se dal racconto non emerge alcun reato imputabile all’intervistato

3) L’emendamento parlamentare, inoltre, viene inserito in un contesto di indagine penale – cioè in una fase già sorvegliata dal giudice preliminare e dettagliatamente regolamentata dal codice – risultando completamente fuori luogo e facendo sorgere più di qualche dubbio sulla reale intenzione di chi lo ha proposto e di chi lo sostiene.

Se lo scopo del legislatore è di evitare il “far west” del web e dei social network – considerato che oggi chiunque può registrare immagini e audio con il proprio telefono, e poi pubblicare i file sul web o sui social network per finalità poco nobili e di nessuna utilità sociale – la strada da percorrere non è certo quella della legge delega in materia di intercettazioni, e in ogni caso il nuovo reato dovrà essere meglio circostanziato per evitare dubbi, equivoci e scivoloni freudiani purtroppo sempre latenti nel Parlamento.

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