I costi dell’Inpgi/3. Consulenze triplicate in otto anni, le spese per i servizi delle Associazioni in aumento del 36% a 2,5 milioni

Terza (e ultima) puntata dell’analisi dei costi di struttura dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Dopo aver preso in esame indennità e compensi degli organi e spese del personale, concentriamo l’attenzione su tutte le altre uscite, e in particolare sulle due voci che pesano di più: “Beni e servizi” e “Servizi delle Associazioni stampa“.

Nel complesso, i costi di struttura nel 2014 hanno aumentato il loro peso rispetto al totale delle entrate per contributi fino all’1,07% dall’1,06% dell’anno precedente. E questo nonostante una riduzione in valore dell’uscita di quasi 402 mila euro, che però, come vedremo, nasconde in verità un aumento di fatto delle spese.

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Torta costi struttura 2007Le consulenze, quasi triplicate in otto anni, sono parte dell’articolazione di “Beni e servizi”. Mentre i contributi alle Associazioni regionali di stampa e alla Fnsi, in crescita del 36,3%, fanno capitolo a sé. Sono cinque le voci di spesa, oltre a Organi e Personale, che costituiscono l’insieme dei costi di struttura, con una spesa totale di 7 milioni di euro nel 2014, in crescita del 14,9% negli otto anni della crisi, dal 2007 allo scorso esercizio, ma in diminuzione tra il 2013 e il 2014. Con andamenti però differenziati tra loro.

Il grande contenitore di “Beni e servizi“, per esempio, rappresenta l’uscita più grossa tra le cinque, ma è cresciuta complessivamente di poco, il 2,7%, in otto anni, e si è mantenuta sostanzialmente stabile nell’ultimo biennio. Mentre la spesa per i “Servizi delle Associazioni stampa” si è impennata nello stesso periodo in seguito all’aumento delle attività svolte a livello locale e alla trasformazione da contributi liberali in costi sulla base di apposite convenzioni, ma tra il 2013 e il 2014 appare in diminuzione. Completano il quadro “Altri costi“, cioè le Spese legali, e “Oneri finanziari“, il cui andamento è per definizione variabile nel tempo, oltre agli “Ammortamenti“.

Torta costi struttura 2014Si tratta insomma di cinque uscite di natura molto diversa tra loro. Accomunate però da una circostanza: nella relazione della Corte dei Conti vengono raramente commentate, solo in caso di variazioni particolari, e non indagate con elaborazioni particolari, al contrario di quanto avviene per le voci su Organi e Personale. La Corte riporta i dati del bilancio predisposto dall’Inpgi, e a questi stessi dati, con relative specifiche nella nota integrativa (in verità, quasi sempre didascaliche), ci affidiamo per questa analisi. Il metodo è, comunque, di metterle sotto la lente separatamente, prima di trarre una conclusione finale, che comprenda tutti i costi di struttura, compresi quelli per gli organi dell’Ente e per il Personale, che sono stati oggetto di considerazione nelle due puntate precedenti.

BENI E SERVIZI

C’è un po’ di tutto, tra i beni e i servizi: la cancelleria e le utenze, le consulenze e le auto. Nella tabella sono riportate solo alcune delle 15 voci, escludendo in particolare due con spesa inferiore a 100 mila euro (Fitto locali e Godimento di beni di terzi) e accorpandone altre in una sola (le Altre consulenze). Il dato complessivo – come detto – indica un aumento limitato al 2,7% in otto anni, e una stabilità di uscite nell’ultimo biennio. Ma sotto questo stesso cappello si trovano situazioni diametralmente opposte.

La cancelleria e la manutenzione e riparazione di locali e impianti sono diminuite a doppia cifra, rispettivamente del 22,6% e del 61,5% (anche le spese postali e telematiche risultano in calo del 59%, ma perché nell’anno di partenza la cifra era particolarmente elevata per l’invio del materiale per le elezioni 2008). Al contrario, la manutenzione e l’assistenza tecniche e informatiche e le consulenze legali, fiscali, previdenziali e attuariali sono quasi triplicate, con aumenti del 196,3% e del 193,8%. Così come dell’84,4% in otto anni è salita la spesa per le utenze e le spese di funzionamento delle sedi.

Consulenze e Comitato Tecnico

Le consulenze legali, fiscali, previdenziali e attuariali, in particolare, sono andate aumentando nel tempo. Nel 2008 passano da 48 mila a 85 mila euro per effetto della redazione del bilancio tecnico attuariale. L’anno successivo, invece, arrivano a 97 mila euro, superano poi i 100 mila nel 2011 e registrano un balzo del 37,12% nel 2014. Ma sono le “Altre consulenze“, che includono in tabella anche quelle tecniche e per la revisione e certificazione dei bilanci (queste ultime separate in apposita voce dal 2012), a raccontare di più della storia dell’Inpgi degli ultimi anni in fatto soprattutto di investimenti (oltre a pesare di più in valore assoluto sui conti). Anche se, tra 2007 e 2014, l’aumento complessivo delle tre voci si ferma al 7,3%.

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Andrea Camporese

Nel 2007 si parte da una spesa di 217 mila euro, di cui 102 di consulenze tecniche, che l’anno successivo crollano a 18 mila, portando il capitolo totale a 135 mila euro. Nel 2009 le consulenze tecniche scendono ancora a 9 mila euro, ma l’uscita complessiva arriva a 215 mila, “a seguito del maggior ricorso a consulenze per la gestione del portafoglio titoli ed alla costituzione del Comitato Tecnico degli investimenti“. Un Comitato consultivo, diverso dalla Commissione Finanza, Bilancio, Programmazione e Investimenti istituita a norma di Statuto, voluto e nominato dal presidente Andrea Camporese e che era composto da Direzione Generale, Presidenza, attuario incaricato, dirigente del settore amministrazione e finanza e Luigi Spaventa (scomparso a gennaio 2013), e a cui ha prestato consulenza anche Daniele Pace.

Nel 2011 un altro balzo porta la spesa a 381 mila euro, sempre “a seguito del maggior ricorso a consulenze relative alla gestione del portafoglio mobiliare”, con la parte tecnica azzerata da un biennio. Nel 2012 e 2013 la voce registra due cali successivi, “per effetto della razionalizzazione dei servizi resi relativamente alla gestione del portafoglio mobiliare”, fino a 187 mila euro (con 12 mila euro di consulenze tecniche). Ma lo scorso anno torna a salire fino 233 mila euro, compresa però “una quota di costi sostenuti per consulenze inerenti le attività svolte per la funzione finanza, gestione e controllo degli investimenti del Fondo di Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani”.

Progetto editoriale e convegni

Un’altra voce consistente, la terza per entità, è quella delle “Altre spese“, che comprende principalmente le spese di vigilanza, per i parcheggi, per l’elaborazione elettronica della corrispondenza e altre non riconducibili agli altri capitoli. In otto anni, si è registrato un calo del 6,8%, dai 367 mila euro del 2007 ai 342 mila del 2014. È interessante scoprire, però, che è qui che bisogna guardare per capire quanto spenda l’Inpgi, per esempio, per l’organizzazione di convegni istituzionali o per la pubblicazione delle gare di appalto. E sempre qui, lo scorso anno, a fronte di meno uscite per gestione documentale e trasporti vari, ai convegni e alle iniziative culturali si sono associate spese per la partenza di un progetto editoriale, di cui dal bilancio non si riesce però a sapere di più.

Parco auto e noleggio

Una sottolineatura a parte, di colore vista l’esiguità della cifra, meritano le vetture del parco auto dell’Istituto: i relativi costi erano nel 2007 pari a 11 mila euro, hanno poi toccato un minimo di 6.400 nel 2010, per poi fare un primo balzo fino a 16.700 nel 2011. La motivazione, che si ricava dal bilancio dell’anno successivo, è la riduzione del parco auto aziendale, con minori spese per le assicurazioni, e il contemporaneo noleggio di una vettura, per sei mesi nel 2011 e per l’intero anno nel 2012, quando la spesa arriva a 24.900, per poi raggiungere il massimo di 25.800 nel 2013 e infine ridursi a 20.900 lo scorso anno. Il dato finale degli otto anni mostra comunque un aumento dell’89,3%.

SERVIZI DELLE ASSOCIAZIONI STAMPA

imageFonte di polemiche e contestazioni, la voce dei contributi alle Associazioni regionali di stampa e alla Fnsi ha cambiato pelle, in questi otto anni di crisi. Ed è cresciuta del 36,3%, da 1,8 milioni del 2007 a 2,5 del 2014. Anche se il reale aumento sarebbe dovuto essere maggiore, oltre il 40%, se l’Associazione Napoletana non si fosse sciolta. Il minimo riconosciuto sarebbe in fatto stato pari a circa 120 mila euro, portando il totale sopra i 2,6 milioni. A conti fatti, si tratta della terza componente, in termini di esborso, dei costi di struttura dell’Ente, dopo Personale e Beni e servizi. E va a sostituire quelle che, in altri istituti previdenziali, o aziende di varia natura che hanno necessità di offrire servizi sul territorio, sono spese per le sedi locali.

Otto anni fa, la voce era ancora catalogata come “Contributi“, e si trattava di fatto di una erogazione liberale da parte dell’Inpgi alle Ars e al Sindacato. Nel bilancio 2010 si parla di una “rivisitazione dei criteri di erogazione, regolamentati con contratti a prestazioni corrispettive”, e nel 2011 fa la sua comparsa la dizione di servizi resi dalle Associazioni di stampa. Nello stesso anno, si inizia anche a riaddebitare una parte della spesa alla Gestione separata. In ogni caso, il costo complessivo annuo è sempre predeterminato da una apposita delibera del Consiglio di amministrazione dell’Ente, che dal 2012 applica il cosiddetto criterio “di proporzionalità specifica” per individuare la cifra spettante a ogni Ars, in base al rapporto tra numero di iscritti a Inpgi 1 e 2 nella Regione con numero di dipendenti dell’Associazione, tempo dedicato alle attività per l’Istituto e base minima di funzionamento di ogni ufficio (pari a 28.500 euro annui).

Considerando che alla Federazione della stampa sono andati circa 280 mila euro, alle Associazioni sono andati nel 2014 complessivamente 2,2 milioni. Dal minimo di Valle d’Aosta e Molise, con cifre sui 27 mila euro, fino ai circa 135 mila euro di Toscana e Piemonte, agli oltre 350 mila euro del Lazio e ai 380 mila della Lombardia. In queste somme sono compresi anche i compensi dei fiduciari Inpgi delle Regioni, a cui va il 5% degli importi, sotto forma di rimborsi spese (quindi senza tassazione né contribuzione previdenziale). Per il fiduciario delle Ars più piccole, non più di 1.500 euro l’anno, per le maggiori fino ai 17.500 del Lazio e ai 19 mila della Lombardia.

Nella tabella qui sopra a sinistra sono elencati gli importi per Fnsi e singole Ars deliberati dal Cda dell’Inpgi per il 2015, per un totale di 2,449 milioni, a cui si aggiungerà la somma per la neonata Associazione Campana.

SPESE LEGALI (ALTRI COSTI)

Si chiamano in bilancio “Altri costi“, ma sono rappresentati esclusivamente delle spese legali dell’anno per il pagamento degli onorari degli avvocati difensori dell’Inpgi, per i compensi ai consulenti tecnici d’ufficio nominati in corso di giudizio, nonché per imposte e tasse inerenti la registrazione di decreti e sentenze, e comprese le eventuali spese di soccombenza. Per definizione, è una voce variabile e dipendente da fattori non completamente controllabili. In otto anni, questi costi sono diminuiti dell’8,3%, con un trend in aumento dal 2007 fino al 2011 e poi progressivamente in calo, fino ai 674 mila euro del 2014.

ONERI FINANZIARI

Altra voce variabile e dipendente anche da fattori esterni alle decisioni di gestione dell’Inpgi è quella degli “Oneri finanziari“, cioè soprattutto spese e commissioni bancarie e costi relativi alla procedura per gli incassi contributivi telematici nei confronti delle aziende contribuenti (di cui la parte relativa ai co.co.co.riaddebitata alla Gestione separata). Il bilancio finale è di una crescita in otto anni del 45,9%, con un’apparente esplosione nel 2013 (da 158 mila e 758 mila euro), dovuta a una sentenza che ha imposto il riconoscimento di interessi a un’azienda per la restituzione di contributi versati in precedenza. Alla stessa maniera, il forte calo dello scorso anno per oltre 660 mila euro è solo apparente: nel bilancio è infatti specificato che, al netto del fenomeno anomalo del 2013, “gli altri componenti della categoria risultano in linea con l’esercizio precedente”.

AMMORTAMENTI

Ultima voce, ma non per entità, è costituita dagli “Ammortamenti“, per immobilizzazioni materiali o immateriali. In questo caso, a influenzare l’andamento del costo può essere l’acquisto di un immobile, come nel 2008 quando l’Inpgi ha acquisito il palazzo di via Nizza 33 (accanto alla sede, al numero 35), oppure per l’ammodernamento del software. Inoltre, nel 2013 e nel 2014 si legge nel bilancio che gli aumenti degli ammortamenti sono dovuti anche a costi di ricerca e sviluppo, non meglio specificati. In totale, lo scorso anno la voce aveva superato per la prima volta il milione di euro, con un aumento negli otto anni del 26%.

RISPARMI IN CORSO?

Siamo giunti al termine dell’analisi dei costi di struttura dell’Inpgi. A conti fatti, e considerando anche le prime due puntate di questa inchiesta, delle sette voci che compongono tali costi, solo una negli otto anni della crisi è risultata in diminuzione, quella per le spese legali. Tutte le altre hanno mostrano un andamento con il segno positivo, quindi in crescita: dal minimo del 2,7% di beni e servizi al 36,3% dei servizi alle Associazioni (escludendo gli oneri finanziari per le ragioni dette). Anche se chi pesa di più resta il personale, che ha in otto anni aumentato la sua incidenza sul totale dei costi di struttura dal 62,8% al 66,12%, per il quale anche un aumento più contenuto (comunque quasi del 30% tra il 2007 e il 2014) ha la capacità di spostare verso l’alto il totale delle spese.

Grafico costi InpgiI dirigenti politici dell’Inpgi sostengono però che già nel 2014 i costi di struttura hanno subito una revisione, tanto da segnare un calo di circa 400 mila euro, pari all’1,59%. E sicuramente i numeri di bilancio danno loro ragione. Bisogna però capire se si tratta davvero di una riduzione delle spese, decise e perseguite dai vertici dell’Istituto, o di qualcosa di diverso. Proviamo dunque a dare un’occhiata da vicino alle variazione delle sette diverse voci tra il 2013 e il 2014, seguendo quanto scritto dagli stessi amministratori nell’ultimo bilancio.

Effettivamente, cinque capitoli di spesa mostrano una riduzione. I costi degli organi, per esempio, si riducono di quasi 16 mila euro, risultato della contrazione dei rimborsi per spese, trasferte e commissioni (riunite sempre meno) per 37 mila euro e dell’aumento di compensi e indennità degli organi collegiali (Consiglio di amministrazione e Consiglio generale), spese di rappresentanza e (poco) di oneri previdenziali e assistenziali. I beni e servizi sono in calo di mille euro, con un aumento però delle consulenze di 83 mila euro. I servizi resi dalle associazioni hanno subito una diminuzione di 42 mila euro, ma come visto solo per l’assenza della Napoletana. Le spese legali (altri costi) sono scese di 135 mila euro.

Ma il grosso della diminuzione è rappresentato dal crollo degli oneri finanziari di 663 mila euro: un effetto del fenomeno straordinario dell’anno precedente, quando – come già descritto – l’Inpgi era stato costretto da un provvedimento giudiziario a pagare interessi a un’azienda per contributi versati e restituiti. Due sono invece i capitoli cresciuti lo scorso anno: gli ammortamenti, di 20.500 euro, e il personale, di 435 mila euro, cifra capace già da sola di annullare gli effetti positivi delle riduzioni reali.

Tirando le somme, la contrazione di 401 mila euro perde tutto il suo smalto. Anzi, dietro i numeri si nasconde di fatto un aumento di spesa. Senza considerare per entrambi gli esercizi gli oneri finanziari anomali, infatti, il risultato sarebbe pari a un incremento di oltre 260 mila euro. E senza lo scioglimento dell’Associazione Napoletana, la crescita dei costi di struttura sarebbe stato addirittura di 380 mila euro. Pari a una percentuale del +1,5%.

A dimostrazione, se c’è ne fosse bisogno, che tra le spese dell’Inpgi ci sono spazi molto ampi per operare una seria e responsabile spending review. (3 – fine)

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