Cresce la voglia di editoria (all’estero) di John Elkann, tra i problemi di Rcs e la chiusura del Corriere Mercantile

IMG_1425Pubblichiamo l’articolo a firma Gaia Scacciavillani, pubblicato dal Fatto quotidiano online, sul disegno della famiglia Agnelli per aumentare la propria partecipazione nell’Economist, di cui già detiene il 4,7%

Dopo la cessione del Financial Times ai giapponesi di Nikkei, la britannica Pearson ha messo in vendita il 50% del settimanale inglese di economia e finanza. E John Elkann vorrebbe conquistarne almeno una fetta. In un momento molto caldo per le partecipazioni editoriali della famiglia torinese, come Rcs e il Corsera, e le ex partecipazioni come il Corriere Mercantile, che da lunedì chiude i battenti.

di Gaia Scacciavillani – ilfattoquotidiano.it

Sempre più editoria, ma all’estero, per la famiglia Agnelli. Nei giorni in cui i nodi del Corriere della Sera stanno venendo nuovamente al pettine e l’ex partecipato Corriere Mercantile sta chiudendo i battenti, gli eredi dell’Avvocato confermano la crescente vocazione internazionale e puntano dritti a crescere nel blasonato Economist di cui già posseggono il 4,7 per cento. Lo ha confermato la stessa Exor, la holding di famiglia che controlla anche la Fiat. La quale, in concomitanza con l’annuncio dell’editore inglese Pearson fresco di vendita del Financial Times ai giapponesi di Nikkei, di aver messo sul mercato anche il 50% del blasonato settimanale britannico, ha fatto sapere di “aver in atto negoziazioni in merito alla possibilità di aumentare il proprio investimento nel Gruppo” inglese.

Con una precisazione: “Nel caso in cui si procedesse con l’incremento dell’investimento, esso rappresenterebbe in ogni caso una partecipazione di minoranza nell’Economist (a cui Exor assicura il proprio sostegno di investitore dal 2009), a conferma del forte impegno di Exor nel garantire l’indipendenza editoriale che sta alla base dei valori e del successo dell’Economist“, fanno sapere da Torino. Senza precisare quali siano le cifre in gioco, anche se le indiscrezioni parlano di una valutazione di circa 500 milioni di euro per l’intera quota in vendita e, quindi, di almeno una decina di milioni per l’1% del gruppo.

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