Copertura sanitaria all’Inpgi 2? Basta sogni e propaganda elettorale, ci vogliono i fatti!

inpgi.jpg_694560180La decisione del Comitato amministratore della Gestione separata dell’Inpgi di estendere una copertura sanitaria Casagit a circa 6 mila iscritti all’Inpgi 2 sarà sicuramente una buona notizia. Per ora – realisticamente – è però solo un buon progetto, per non dire un sogno.

L’entusiasmo del presidente dell’Inpgi, che è anche alla testa dell’AdeppAndrea Camporese (indagato per corruzione e truffa aggravata ai danni dell’Istituto stesso e proprio alla Gestione separata, quindi all’Inpgi 2) e del segretario della Fnsi Raffaele Lorusso hanno lo sgradevole sapore della propaganda elettorale.

Ecco, per punti, perché:

1. Lo Statuto dell’Inpgi NON prevede alcuna possibilità di estendere l’assistenza sanitaria agli iscritti alla gestione separata.

2. L’Inpgi è sottoposto al Codice degli appalti. Che piaccia o no ai suoi vertici, è giuridicamente parificato a un ente pubblico, non può affidare direttamente a Casagit l’eventuale copertura sanitaria. Va quindi fatta una gara alla quale Casagit (se vorrà) potrà partecipare.

3. Ci sono fortissimi e legittimi dubbi che i ministeri vigilanti (Economia e Lavoro) accettino ora un ulteriore esborso di 3 milioni di euro l’anno da parte di un ente la cui gestione principale ha un buco di bilancio di 118 milioni di euro.

4. I ministeri vigilanti, insieme con la Presidenza del Consiglio, stanno valutando con grande attenzione cosa succede all’interno di un ente che: a) presenta un disastroso equilibrio strutturale nella gestione principale, non sanabile con il progetto di riforma in discussione; b) ha un patrimonio ampiamente insufficiente a garantire le pensioni; c) ha un presidente nel mirino della magistratura e che tra pochi giorni potrebbe ricevere una richiesta di rinvio a giudizio per reati gravissimi. A Roma si parla di possibile commissariamento, altro che welfare!

5. C’è inoltre chi pensa che non basti la delibera del Comitato amministratore della Gestione separata per una materia di tale importanza, e che impegna una spesa elevata. E che il progetto dovrebbe quindi passare anche al vaglio del cda dell’Inpgi. Con il rischio che i consiglieri di amministrazione si potrebbero ritrovare la proposta di delibera sul tavolo il 27 luglio, quando dovranno valutare la maxi riforma delle prestazioni. Quale attenzione potranno prestare a un progetto i cui contenuti, in effetti, sono di portata storica?

La decisione del Comitato amministratore dell’Inpgi 2, su cui peraltro si lavora da tempo, va dunque sicuramente nella giusta direzione, e rappresenta il tentativo concreto di dare attuazione a un obiettivo fortemente sostenuto dal Sindacato. Tanto che nella Nota a verbale dell’Accordo sul lavoro autonomo, siglato nell’ambito del rinnovo del Contratto nazionale di lavoro nel giugno 2014, si legge che “La Fnsi ha chiesto di prevedere l’obbligo di iscrizione per i co.co.co. con reddito annuo non inferiore a 3.000 euro alla Casagit”, specificando però “con una quota a carico dell’azienda“. Non con i soldi versati dagli stessi colleghi collaboratori, insomma. Ma tant’è, da qualche parte bisogna pur iniziare.

Ma il punto è che i comunicati trionfanti sono arrivati prima di essere certi che l’operazione vada davvero in porto. Sapevamo che il malcostume della strategia degli annunci era diffuso nel peggiore mondo politico. Alcuni giornalisti, purtroppo, ora si adeguano.

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