Non facciamo gli struzzi: l’inchiesta Inpgi-Sopaf ha ricadute anche sulla riforma delle nostre pensioni

di Daniela Stigliano – Giunta Esecutiva Fnsi

IMG_0033Ho detto due volte no alla riforma Inpgi in tre giorni: il primo l’ho pronunciato la mattina di lunedì 6 luglio, al Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, insieme con i colleghi (e amici) Letizia Mosca e Carlo Gariboldi; il secondo, nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio, unico voto contrario della Giunta Esecutiva della Fnsi. In mezzo, martedì 7 luglio, il pm della Procura milanese, Gaetano Ruta, ha depositato la conclusione delle indagini sul crac della holding di partecipazione Sopaf, della famiglia Magnoni, che comprende la presunta truffa ai danni dell’Inpgi da 7,6 milioni di euro. E che coinvolge direttamente il presidente dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, Andrea Camporese, indagato non solo per la truffa aggravata ma da martedì scorso anche per corruzione.

Due vicende, la riforma delle nostre pensioni e il procedimento giudiziario, che sono e devono rimanere – nella sostanza – diverse. Ma che nessuno, in buona coscienza, può davvero credere non interferiscano in qualche modo tra loro. In particolare, lo sviluppo dell’inchiesta milanese potrebbe influire – come è innegabilmente stato nell’ultimo anno, dal giorno della prima perquisizione negli uffici dell’Inpgi da parte della Guardia di Finanza – sull’attività complessiva del Consiglio di amministrazione dell’Istituto, nella sua componente (maggioritaria) giornalistica. Che non a caso, in questi mesi, si è più volte riunita o sentita informalmente per discutere di tali vicende o per decidere se e come rispondere alle notizie e alle prese di posizione che arrivavano dai media e in generale dalla categoria.

Ecco perché, nel mio no convinto alla riforma delle nostre pensioni proposta da Camporese e dal Cda dell’Inpgi, che io considero tardiva e inutile, oltre che iniqua nel merito, nell’intervento di fronte alla Giunta Fnsi, riunita con la Consulta delle Associazioni regionali di stampa, ho parlato anche dell’inchiesta Sopaf. E della necessità di attendere le decisioni delle prossime settimane prima di pronunciarci sulla riforma previdenziale.

Senza considerare le perplessità che ha suscitato in me il documento (pronto quantomeno dalla sera prima) messo in votazione insieme con la delibera di approvazione dello schema presentato dall’Inpgi. In particolare, sull’ipotesi di ridurre l’aliquota minima di rivalutazione, quella pari a 0,90 prevista per le retribuzioni oltre i circa 84 mila euro lordi annui, e di intervenire ancora sugli ammortizzatori sociali.

Qui di seguito, potete leggere il testo (parzialmente riassunto) dei due interventi con cui ho argomentato la mia posizione nella Giunta Fnsi e al Direttivo Alg, dove ho anche presentato due documenti a nome di Unità sindacale.


imageINTERVENTO ALLA GIUNTA FNSI, MERCOLEDÌ 8 LUGLIO 2015

Siamo chiamati a dare una valutazione politica, perché nessuno di noi è un economista. Probabilmente nemmeno chi siede nel Consiglio di amministrazione dell’Inpgi. Però noi siamo sindacalisti. Abbiamo enormi responsabilità di fronte a tutti i colleghi. Questa valutazione politica non può prescindere da quelle che sono anche e soprattutto dalle politiche sindacali.

L’urgenza è quello che si contrappone a chi chiede di riflettere ancora. Ma davvero tutto è precipitato all’Inpgi non appena è stato eletto Raffaele Lorusso e questa Giunta? Perché si direbbe così a vedere tutta la fretta improvvisa con cui ci viene chiesto di dare un giudizio sulla manovra nel giro di un mese: è stata presentata il 9 giugno ma senza tutti i dati, inviata il 18 ma poi arrivata per mail il 19 pomeriggio, di venerdì, composta da 12 pagine e un pezzettino, anche se poi abbiamo scoperto che le pagine erano 50, ma ancora almeno io non le ho viste.

Un Sindacato subalterno a nessuno

Vorrei che non mentissimo a noi stessi e che in questo momento non mettessimo la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Dovremmo forse recuperare ruolo Sindacato che non è subalterno a nessuno ma che anzi guida l’azione dell’intera categoria.

Questione della Sopaf non è una cosa di cui possiamo far finta di non occuparci, oggi. Non per la questione in sé, ma perché sicuramente – e questo è innegabile – porterà l’Inpgi in maniera forzata in situazione di fibrillazione e di difficoltà oggettiva. Io voglio esprimere ovviamente il massimo rispetto per la magistratura e, soprattutto, l’augurio che Andrea Camporese dimostri nelle prossime settimane la sua completa estraneità. Nel momento in cui Andrea la dimostrerà, non ci sarà più problema, lui e il Cda avranno piena legittimità di continuare a operare anche sulla riforma.

Dimissioni opportune, di tutto il Cda

Ma che cosa succederebbe all’Inpgi, alla manovra, a noi che dobbiamo dare una valutazione, se dovesse arrivare un rinvio a giudizio? Le dimissioni a quel punto sarebbero opportune. Ma non le dimissioni solo di Camporese. Nessuno di noi, da sindacalista, da rappresentante in Fnsi o nelle Associazioni, può pensare che l’iter della manovra potrebbe essere affidato a un Cda di fatto decapitato.

Nel comunicato rilasciato ieri (il 7 luglio, ndr), Camporese giustamente dice di non accettare nessun giudizio preventivo. Sarebbe del resto un grave errore da parte di chiunque. Anzi, ci deve essere la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Ma – nel momento di un rinvio a giudizio – non credo potrebbe esserci continuità del ruolo. E penso che, se ci fosse rinvio a giudizio, il presidente Inpgi darà le dimissioni.

Io sono dunque d’accordo che Camporese chieda rispetto e nessuna fuga in avanti. Ma allora dovremmo dire: teniamo tutte le bocce ferme fino a quando non sarà fatta chiarezza. Vorrei capire come in questo momento di grande fibrillazione una riforma potrebbe essere presentata, con il nostro parere non vincolante, dal Cda dell’Inpgi ai ministeri.

Le Associazioni hanno disegnato un’altra riforma

Potremmo cogliere l’occasione per una pausa di riflessione all’interno della categoria. Ho provato a contare le Associazioni che oggi abbiano detto di sì alla riforma senza riserve. Un sì assoluto: sì, questa è la nostra riforma. Non un “sì, ma…”. Mi sembra, nessuna. Ci sono indicazioni che, se sommate tutte insieme, ci porterebbero a fare un’altra riforma. Quella disegnata oggi dagli interventi è un’altra riforma: no a 40 anni legati a età anagrafica, no a ridurre la disoccupazione, no allo scalone per l’anzianità, no a interventi sull’invalidità, no ai 66 anni, no al 2,30 di rivalutazione, e altri no ancora. Ci sono tutta una serie di proposte, che arrivano dalla Romana, dalle Marche, dalla Toscana, da Trieste, dall’Umbria, dalla stessa Subalpina, dalla Calabria, da Milano. Persino la Sardegna, che esprime un giudizio complessivamente positivo, invita a fare attenzione.

Allora, prendiamoci questo tempo. È doveroso dare tempo ad Andrea. E però è doveroso anche prenderlo per fare una riflessione. Forse un Consiglio nazionale ci vorrebbe, su un tema come questo. Non perché la Giunta non sia titolata a prendere questo genere di decisioni. Ma allora non ci sarebbe stato bisogno neanche di ascoltare le associazioni. E invece questo è uno di quei temi su cui il confronto non dovrebbe finire mai.

Qualcuno vuole assumersi la responsabilità del commissariamento dell’Inpgi?

Fermiamo tutto, rinviamo il giudizio finale a dopo i tempi della decisione di gip, cerchiamo di riflettere, io credo che dovremmo trovare altre strade, perché con questa riforma nel giro di due-tre anni ci ritroveremo all’Inps. Ma, soprattutto, nessuno pensi che sia possibile chiedere al presidente, lo dico a tutti, nel momento in cui dovessero arrivare decisioni più pesanti, di fare un passo indietro, ma di lasciare il resto immutato, con l’attuale Cda che continua questa riforma.

Chiedo che venga messo e sottolineato a verbale. Chi pensa di fare una cosa del genere, di andare avanti anche se non dovesse esserci più – perché ha deciso così o per gli eventi – il presidente Camporese al vertice dell’Istituto, così come chi chiede dall’esterno un passo indietro solo suo, si assume la responsabilità del commissariamento immediato dell’Inpgi da parte dei ministeri.

IMG_1326INTERVENTO AL DIRETTIVO ALG, LUNEDÌ 6 LUGLIO 2015

Sono sinceramente preoccupata di alcune cose che vengono ripetute dai colleghi che siedono nel Consiglio di amministrazione dell’Inpgi. Perché i numeri le contraddicono. I consiglieri sostengono che ci sia stato negli ultimi anni un grosso taglio delle spese, tra cui il 37% per il riscaldamento, ma in verità l’aumento totale è stato pari al 26,5% in otto anni. La manutenzione e l’assistenza tecniche e informatiche sono cresciute del 196,3%, le utenze e le spese per il funzionamento delle sedi dell’84,4%, le consulenze legali, fiscali, previdenziali e attuariali del 193,8%. Continuano a sostenere che il patrimonio 2,3 miliardi quando il patrimonio a bilancio è poco più di 1,9 miliardi. Bisognerebbe dire le cose in maniera chiara. E bisognava dirle da tanto tempo.

Più doloroso e impegnativo dire di no

Non entro nel merito delle singoli voci della manovra. Perché io purtroppo credo sia molto più doloroso e impegnativo dire di no, a questa manovra, e mettersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione differente. Una volta per tutte, rispondo a chi sostiene che io dica in maniera contraddittoria che bisognava fare di più ma che la manovra è troppo severa. Il problema non sono i sacrifici: i sacrifici li faremmo tutti, se vedessimo l’obiettivo. Io compro una casa, stringo la cinghia per molti anni. Ma so che alla fine un giorno la casa sarà mia.

Noi oggi abbiamo una casa, che è l’Inpgi, per la quale ci viene chiesto di fare dei sacrifici, ma questa casa nel giro di due-tre anni sarebbe e sarà persa. Il problema non è che finiremo tutti all’Inps o arriveranno le regole dell’Inps. Perché le regole Inps stanno già arrivando, sono già contenute in parte in questa manovra, piano piano sarà sempre peggio, perché se si inizia ad andare su una strada non si è poi capaci di vederne un’altra.

Chi non ha capito, non può portarci sulla carreggiata sana

Chi fino all’altroieri ha sostenuto che tutto andava bene, non può avere la visione per rimettere le cose in carreggiata. Chi è convinto ancora oggi che il problema è scoppiato quando il governo ha tolto dei finanziamenti, e non si è reso conto che già quattro anni fa lo squilibrio tra entrate e uscite previdenziali correnti era negativo, non ha tenuto conto delle indicazioni della Corte dei conti, si è limitato a fare una riforma (quella delle donne) che, per dichiarazioni ufficiali, non avrebbe dato frutti se non dopo molti molti anni, non ha pensato di porre rimedio prima, di elaborare proposte prima, di mettersi intorno al tavolo prima. Chi si è limitato a chiedere insistentemente al Sindacato di fare scelte unicamente votate a rimettere in piedi i conti dell’Inpgi. Ebbene: è veramente difficile pensare che queste stesse persone abbiano una visione altra e ci portino lungo una carreggiata sana.

Se i sacrifici servissero a qualcosa, io credo che nessuno si tirerebbe indietro. Il problema è che sono sacrifici inutili, assolutamente inutili, e che costituirebbero un precedente. Perché quando fra due anni, quando i conti saranno ancora peggiori, e lo saranno, qualcun altro, un altro presidente, un altro vicepresidente, un altro Cda, verrà a proporre dei tagli sempre nello stesso senso.

Nessuna speranza di sopravvivenza

Sono certa che nessuno vorrebbe mai questa riforma. Ma perché dovremmo avere stesse regole Inps senza la garanzia che ci dà l’Inps di essere al sicuro sempre? Perché dovrebbero accettarlo soprattutto i più giovani, con davanti 35 anni di contributi penalizzati, un’aliquota di rivalutazione più bassa, sacrifici di altro genere, e però nessuna garanzia che non tra 35 anni, ma nemmeno tra 3,5 anni, l’Inpgi sia ancora in piedi?

Noi non possiamo dire di sì a questa riforma. Non solo e non tanto per quello che contiene questa riforma, su cui comunque tutte le Associazioni, anche quelle che diranno di sì, hanno detto bisogna modificare uno, due, tre, quattro…

Bisogna dire di no, perché non serve, non ci da nessuna speranza di sopravvivenza delle nostre pensioni, non sono di chi conta di averla un giorno, ma anche di chi ce l’ha già oggi.

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