Direttivo Alg: la maggioranza si spacca sull’Inpgi. Vince 15 a 9 il NO al taglio dei compensi. SÌ (falsamente) condizionato alla riforma da 14 su 25

Paolo Perucchini
Paolo Perucchini

Continuiamo a raccontare ai colleghi quel che accade nelle riunioni del Consiglio Direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, la più grande Associazione regionale di stampa della Fnsi, dove siedono per elezione diretta 30 colleghe e colleghi, di cui 20 professionali e 10 collaboratori, e di cui fanno parte con diritto di parola (per le questioni di competenza) i consiglieri nazionali Fnsi lombardi e i rappresentanti di gruppi di specializzazioni e sindacati di base, sempre regionali. Si tratta, ovviamente, di una cronaca non ufficiale.

No al taglio di indennità e compensi di cda e sindaci dell’Inpgi. Sì alla riforma delle pensioni ipotizzata dall’Istituto. Vota così il Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti nella riunione del 6 luglio. Spaccando di fatto la maggioranza che cinque mesi fa aveva portato all’elezione del presidente Paolo Perucchini con 27 voti sui 30 consiglieri.

Il documento sulla spending review, preparato da Unità Sindacale, viene infatti bocciato con 15 no contro 9 sì e un astenuto. Mentre il testo sulla riforma presentato da Perucchini, a nome della maggioranza che regge la Lombarda, ottiene 14 voti a favore, contro i 3 di un altro documento di Unità Sindacale, decisamente contrario alle ipotesi di interventi proposte dall’Inpgi, e 8 astensioni. E anche avessero partecipato al voto tutti e 30 i consiglieri, il presidente avrebbe potuto al massimo recuperare un paio di voti, e arrivare alla maggioranza minima di 16 su 30, visto che il collega Massimiliano Saggese dichiara l’astensione, se non si rinvia il Direttivo per esaminare bene i due documenti contrapposti, a nome dell’intera componente Movimento liberi giornalisti (che ha tre rappresentanti assenti), che pure in campagna elettorale erano stati gli unici alleati dichiarati di Stampa democratica.

Non ha, dunque, sortito alcun effetto, nelle menti e nei sentimenti etici di una bella fetta del Direttivo Alg, la protesta per l’indennità del presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, e in genere per i compensi attribuiti ai giornalisti con incarichi nell’Istituto, dei colleghi riuniti dalla Lombarda per parlare della riforma dell’Inpgi il 2 luglio scorso, al Circolo della stampa di Milano. La maggioranza ritiene di non accettare la richiesta formale di “un’attenta analisi di tutti i costi che gravano sull’Inpgi e da una loro revisione decisa. A partire da indennità e compensi percepiti dai giornalisti che assumono cariche elettive avendo un reddito da lavoro dipendente o da pensione”, contenuta nel testo proposto da Unità sindacale.

Niente spending review incisiva, dunque, ma solo una molto generica dichiarazione annegata nel documento nel merito della riforma delle pensioni: “è opportuno intervenire ulteriormente sul contenimento dei costi dell’ente, nonché sui compensi dei suoi amministratori e sindaci”.

Carlo Gariboldi
Carlo Gariboldi

A dire sì al taglio delle indennità sono comunque 9 consiglieri sui 25 presenti, oltre un terzo: Giuliano Balestrieri (Senza Bavaglio), Francesco Caroprese (Movimento liberi giornalisti), Carlo Gariboldi (Unità Sindacale), Andrea Montanari (Sb), Nicoletta Morabito (Sb), Adriana Paolini (Sd), Letizia Mosca (Us), Massimiliano Saggese (Mlg) e Daniela Stigliano (Us). Mentre i 15 no sono espressi da Domenico Affinito (Non rubateci il futuro), Elena Barassi (Nrif), Guido Besana (Nuova Informazione), Enrico Campagnoli (Stampa democratica-Mil), Beppe Ceccato (Ni), Assunta Currà (Sd-Mil), Olimpia De Casa (Giornalisti indipendenti-Tribuna stampa), Anna Del Freo (Sd), Monica Forni (Impegno sindacale le unitario), Gianfranco Giuliani (Sd), Cesare Giuzzi (Sd), Giovanni Negri (Sd), Claudio Scarinzi (Sd) e Riccardo Sorrentino (Sd).

Sulle ipotesi di riforma presentate dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, il dibattito si protrae per quasi tre ore e si conclude con la votazione dei due documenti in decisa contrapposizione. Il primo a essere presentato ed esposto da Daniela Stigliano è quello di Unità sindacale, che motiva il no al complesso degli interventi, “pur nella consapevolezza che una riforma del sistema della previdenza dei giornalisti italiani sia necessaria”, con la inadeguatezza rispetto alla reale situazione dello squilibrio dei conti dell’Inpgi del progetto avanzato, che per di più penalizza in maniera eccessiva le fascia più deboli e meno fortunate della categoria. E propone una soluzione alternativa attraverso “il ripensamento e il ridisegno politico dell’intero sistema del welfare di categoria”, con una “una visione di ampio respiro” per garantire “una sostenibilità economica di lungo periodo” e mantenere “trattamenti di miglior favore rispetto alla previdenza pubblica”.

Il documento della maggioranza, presentato e letto dal presidente dell’Alg Perucchini, è invece un sì deciso alla proposta di Camporese, pur (fintamente) condizionato da “alcune caratteristiche irrinunciabili“, di cui una sola esplicita: mantenere “la possibilità di andare in pensione con 40 anni di contributi”, senza però neppure aggiungere che questa possibilità deve essere collegata a qualsiasi età anagrafica. Per il resto, le caratteristiche sono molto generiche, dal non allineamento alle regole Inps al rifiuto di “scaloni” e alla salvaguardia dei colleghi “esodati” e coinvolti negli stati di crisi, dal non all’aggancio “dell’età pensionabile alla durata della vita media”, di cui peraltro nessuno ha mai parlato, al mantenimento di forme di flessibilità in uscita, fino alla necessità “che l’intervento sugli ammortizzatori sociali sia limitato”.

Guido Besana
Guido Besana

Che le condizioni, già generiche, non siano neppure così vincolanti si capisce quando un consigliere della corrente del presidente (Sd) propone una banale correzione alla frase finale, chiedendo che il parere alla riforma espresso della Lombarda sia positivo non “se il Cda Inpgi rispetterà queste linee guida” ma “a condizione che il Cda Inpgi rispetterà queste linee guida”. Un rafforzamento del concetto che Perucchini sembra in un primo momento accettare senza problemi, ma a cui si oppone decisamente il consigliere Besana. E allora non se ne fa nulla. Così come non viene accolta dalla maggioranza la richiesta di un altro consigliere di Sd di esplicitare meglio la linea guida sugli ammortizzatori sociali. Entrambi decidono per questo di astenersi su entrambi i documenti.

Non che tutti gli altri della maggioranza siano così decisi che la riforma targata Camporese sia equa, efficace e soprattutto risolutiva rispetto alle difficoltà economiche dell’Inpgi. Anzi! Campagnoli parla di un “sì con dolore”, Del Freo sposa la tesi della probabile insufficienza ma dichiarando comunque che approverà gli interventi, altri chiedono che cosa succederebbe con un no della Lombarda. Davvero granitici nella certezza che le ipotesi elaborate dal Cda e dagli uffici dell’Inpgi siano la panacea sono forse solo Affinito e Besana. Mentre Ceccato, Forni, Negri e Sorrentino non ritengono di condividere il loro pensiero con il resto del Direttivo.

Chi per dolore, chi per convinzione, chi per obbligo di schieramento, a dichiararsi favorevoli alla riforma Inpgi alla fine sono, oltre al presidente Perucchini, i consiglieri Domenico Affinito (Non rubateci il futuro), Elena Barassi (Nrif), Guido Besana (Nuova Informazione), Enrico Campagnoli (Stampa democratica-Mil), Beppe Ceccato (Ni), Assunta Currà (Sd-Mil), Olimpia De Casa (Giornalisti indipendenti-Tribuna stampa), Anna Del Freo (Sd), Monica Forni (Impegno sindacale le unitario), Cesare Giuzzi (Sd), Giovanni Negri (Sd), Claudio Scarinzi (Sd) e Riccardo Sorrentino (Sd). Contrari alla riforma, esprimendo quindi un sì al documento di Unità sindacale, i tre consiglieri della corrente, Gariboldi, Mosca e Stigliano. Otto le astensioni, tra cui – come detto – i consiglieri di Movimento liberi giornalisti e anche quelli di Senza Bavaglio.

A leggere tra nomi e righe, si tratta insomma del partito dell’Inpgi sotto l’ombra della Madonnina, tra cui più d’uno, a quattro mesi dal Congresso di Chianciano, è partito da Milano per riunirsi con altri colleghi a Fiuggi per costituire un nuovo movimento sindacale “riformista“, sotto l’egida e con l’imprimatur del presidente dell’Inpgi, Camporese. Un partito che in Lombardia ha oggi i suoi assi portanti appunto, tra Stampa Democratica, Nuova Informazione e Non rubateci il futuro.

Qui di seguito riportiamo il documento di Unità sindacale sul taglio dei compensi e la spending review bocciato dalla maggioranza della Lombarda, quindi i due documenti sulla manovra: quello proposto da Unità sindacale, che proponeva di dire no alle ipotesi di intervento sulle pensioni, e quello approvato a maggioranza dal Direttivo del Lombarda, nell’ordine con cui sono stati presentati e poi messi in votazione contrapposta.

DOCUMENTO UNITÀ SINDACALE SU COSTI INPGI

Il Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, riunito a Milano il 6 luglio 2015 per esaminare le “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale Inpgi”, sottolinea come nella manovra sottoposta alle parti sociali non vi sia traccia alcuna di interventi di risparmio sui costi di struttura dell’Istituto.

Eppure, negli otto anni della crisi queste uscite sono aumentate complessivamente di oltre il 25%, con un crescita più sostenuta per quanto riguarda le spese per gli organi sociali, per il personale e per le consulenze. Inoltre, anche il loro peso rispetto ai ricavi contributivi complessivi è passato dal 4,8% del 2007 al 6,07% del 2014.

Il Direttivo della Lombarda ritiene che nessuna riforma del sistema previdenziale possa prescindere da un’attenta analisi di tutti i costi che gravano sull’Inpgi e da una loro revisione decisa. A partire da indennità e compensi percepiti dai giornalisti che assumono cariche elettive avendo un reddito da lavoro dipendente o da pensione.

DOCUMENTO UNITÀ SINDACALE SU RIFORMA PENSIONI

Il Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei giornalisti, riunito a Milano il 6 luglio 2015, ha esaminato le “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale Inpgi”, illustrate alle parti sociali dal presidente Andrea Camporese nelle riunioni dell’8 giugno scorso e quindi trasmesse per iscritto alla Fnsi e alla Fieg il successivo 18 giugno.

Pur nella consapevolezza che una riforma del sistema della previdenza dei giornalisti italiani sia necessaria, e sottolineando anzi il grave ritardo con cui i vertici dell’Inpgi si siano mossi in questa direzione, il Direttivo della Lombarda rileva prima di tutto l’insufficienza delle proiezioni di risparmio delle ipotesi proposte, che non presentano alcun dato attuariale e sembrano non prendere in considerazione le dinamiche future di entrate e uscite dal lavoro dipendente.

Dai calcoli approssimativi presentati per le singole voci di maggiori entrate o tagli alle prestazioni, la manovra ipotizzata non sembra in ogni caso adeguata alla gravità della situazione dei conti dell’Inpgi, che nel 2014 hanno segnato uno squilibrio tra entrate e uscite contributive correnti di oltre 118 milioni di euro, dopo uno sbilancio nei tre anni precedenti rispettivamente pari a 92, 41 e 31 milioni. Le misure proposte sarebbero infatti capaci di coprire poco più della metà dello squilibrio annuo, affidando il risanamento dei conti alla speranza di una ripresa occupazionale in una misura fuori da ogni logica economica.

Nel merito, inoltre, le ipotesi di intervento non sono solo inadeguate e quindi inutili, ma – se attuate – penalizzerebbero in particolare i giovani colleghi, appena entrati o che entreranno nella professione nei prossimi anni, quella generazione “di mezzo”, tra i 50 e i 60 anni, che ha finora retto e contribuito in maniera consistente alle pensioni dei giornalisti e ai conti dell’Inpgi, i colleghi con contratti (e retribuzioni) depotenziati, i pensionati con redditi bassi. E colpirebbe ancora di più i più deboli e i meno fortunati, chi sta già soffrendo per gli stati di crisi aziendali, chi ha perso il lavoro e sperava nel sostegno della disoccupazione, chi è uscito contando su meccanismi che gli avrebbero consentito di arrivare alla pensione.

Il Direttivo dell’Alg ritiene che l’unica soluzione ipotizzabile per una riforma non più eludibile debba necessariamente passare dal ripensamento e dal ridisegno politico dell’intero sistema del welfare di categoria, che punti a conservare trattamenti di miglior favore rispetto alla previdenza pubblica, sia in tema di importo delle pensioni future, sia in termini di ammortizzatori sociali. E che abbia una visione di ampio respiro, in modo da garantire anche alle giovani generazioni la ragionevole certezza di una sostenibilità economica di lungo periodo.

DOCUMENTO MAGGIORANZA SU MANOVRA PENSIONI

Il Direttivo dell’Alg sulla riforma Inpgi

Il Direttivo dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti si è riunito per discutere sulle ipotesi di riforma Inpgi. La crisi dell’editoria, con la drammatica perdita di posti di lavoro negli ultimi cinque anni, ha avuto come conseguenza un fortissimo squilibrio previdenziale: i giornalisti attivi (con posizione Inpgi gestione principale) sono scesi a 15.891 a fine 2014 mentre i pensionati sono saliti a oltre 8.000 (comprese le pensioni di reversibilità).
In questo contesto, occorre assumersi la responsabilità di una riforma. Anche per evitare che la riforma venga imposta da altri all’Inpgi. In questi ultimi anni l’Istituto non è stato fermo: ha varato l’aumento dell’età pensionabile delle donne, 3 punti di aumento dell’aliquota a carico delle aziende, e in un triennio sono avvenute oltre 570 assunzioni a tempo indeterminato grazie agli sgravi contributivi varati dal Cda Inpgi.

Tutto ciò però non basta: solo nell’ultimo anno, i posti di lavoro persi sono stati oltre 1.000, e il bilancio dell’Inpgi ha chiuso in utile solo grazie alla gestione del patrimonio. Una riforma che punti a riportare in equilibrio i conti nel medio-lungo periodo, a garanzia delle generazioni future e con criteri di solidarietà ed equità, deve avere alcune caratteristiche irrinunciabili:
– l’Inpgi non deve allinearsi alle regole dell’Inps;
– non vanno creati “scaloni” e vanno salvaguardati i colleghi “esodati” nonché quelli coinvolti negli stati di crisi;
– va mantenuta la possibilità di andare in pensione con 40 anni di contributi;
– non va inserito l’aggancio dell’età pensionabile alla durata della vita media perché è un sistema che estrae il tema previdenziale dal tema sociale;
– vanno mantenute forme di flessibilità in uscita;
– occorre che l’intervento sugli ammortizzatori sociali sia limitato.

La manovra deve quindi ispirarsi a un principio di equità, solidarietà (anche intergenerazionale) contemperando l’equilibrio finanziario con la salvaguardia di prestazioni adeguate e un efficiente Welfare di categoria.
Per quanto riguarda l’ipotesi dell’istituzione di un contributo di solidarietà da applicare a tutte le pensioni, ciò non potrà prescindere dalla legislazione vigente, nonché delle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale in materia.

E in un contesto in cui all’intera platea giornalistica sono richiesti tagli e sacrifici è opportuno intervenire ulteriormente sul contenimento dei costi dell’ente, nonché sui compensi dei suoi amministratori e sindaci.
Infine, il sindacato dei giornalisti dovrà fare ogni sforzo per intervenire sul mercato del lavoro, favorendo nuove assunzioni, così da poter incidere positivamente rispetto alle previsioni finanziarie di medio/lungo periodo predisposte dall’attuario, con l’obiettivo di garantire un adeguato equilibrio finanziario dell’Inpgi per gli anni a venire.

Il direttivo dell’Associazione lombarda giornalisti esprime parere favorevole alla riforma se il Cda Inpgi rispetterà queste linee guida.

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