Prepensionamenti, perché l’Inpgi non ha avvertito la Fnsi quando dava ai colleghi numeri oggi definiti errati?

di Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi

Ringrazio l’Inpgi per gli “ulteriori chiarimenti, definitivi e non necessari” che aggiungono nuovi elementi a un dibattito che sta diventando stucchevole per i colleghi. La domanda finale resta una sola: preso atto dei dati illustrati nelle due note dell’Istituto, perché da via Nizza nessuno ha mai avvertito i rappresentanti della Fnsi quando, dal segretario generale (membro del Cda dell’Ente previdenziale) in giù, hanno sostenuto di fronte ai colleghi che il costo medio di ogni prepensionamento è pari a 350 mila euro?

Per quanto riguarda la mail indirizzata dall’Inpgi al governo,  nel giugno 2014, e le cifre in essa contenute, rifletto da profana:

1) se il costo medio per prepensionato è pari a 467 mila euro (in base a una media pensionistica di circa 75 mila euro per 5,5 anni di media di anticipo), moltiplicando questa cifra per le 213 posizioni il finanziamento totale dovrebbe essere pari a 99,5 milioni e non a 104,8 (69,6 milioni a carico del fondo statale, 29,9 degli editori);

2) se l’impegno del fondo è pari a 78,7 milioni, il 30% a carico degli editori dovrebbe essere di 33,7 milioni (e non di 26,2), per un totale di 112,4 milioni;

3) se l’impegno degli editori è pari a 26,2 milioni, il 70% a carico del fondo dovrebbe essere di 61,1 milioni (e non di 78,7), per un totale di 87,3 milioni;

4) se infine il totale è di 104,8 milioni, il 70% di impegno del fondo dovrebbe essere di 73,4 milioni, il 30% degli editori di 31,4 milioni.

Qualsiasi sia la soluzione giusta, e a questo punto inutile chiederselo, alla fine il governo ha comunque concesso finanziamenti per soli 51,8 milioni, invece dei presunti 60 sui 120 totali del Fondo straordinario triennale di cui si era parlato fino ad allora, che sarebbero stati comunque insufficienti a coprire le 213 posizioni a un costo di 467 mila euro ognuna. Soltanto per pura combinazione, i 51,8 milioni, sommati ai 22,2 milioni del 30% degli editori, sono pari ai 74 milioni di risorse necessarie per circa 213 posizioni (211, per l’esattezza) se il costo medio di ogni prepensionato fosse di 350 mila euro.

A qualcuno può sembrare un ozioso esercizio di algebra o un rompicapo con i numeri tipo Sudoku, cercare di capire a quanti prepensionamenti si possa ancora ricorrere di fronte ai numerosi stati di crisi in corso. Peccato non ci sia proprio niente da divertirsi. Almeno, per quel che mi riguarda. Perché in gioco ci sono la vita professionale e il futuro di centinaia di colleghi e delle loro famiglie. C’è ancora qualcun altro a cui questo interessi?

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