Sopaf, l’Inpgi sapeva da un anno della truffa ai suoi danni. Ecco tutti i dettagli dell’inchiesta

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A luglio 2014 l‘Inpgi ne era pienamente consapevole, al punto da ammettere in due diverse lettere indirizzate al ministero del Lavoro (e pubblicate solo ora sulla Rete) di essere una “possibile parte offesa” e di aver dato mandato ai propri legali di “costituirsi nel procedimento penale, intendendo con ciò non solo tutelare la propria posizione nell’interesse degli iscritti, ma anche collaborare fattivamente con la Procura della Repubblica di Milano“. Non più “soggetto terzo, totalmente estraneo ai fatti”, come dichiarato in un comunicato di un paio di mesi prima, subito dopo la perquisizione negli uffici da parte della Guardia di Finanza. Poi tutto è cambiato, nell’autunno successivo. E l’Inpgi e il suo Cda hanno scelto la strada dell’arroccamento. Del no a ogni costo alla costituzione di parte civile nel processo avviato contro Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, accusati anche di una presunta truffa ai danni dell’Inpgi e per 7,6 milioni di euro. Del nascondersi dietro formalismi processuali in un quadro che è da moltissimo tempo di solare chiarezza.

Ora che la nebbia e il silenzio che hanno finora avvolto le vicende Inpgi-Sopaf si stanno improvvisamente squarciando, emergono ricostruzioni, passaggi e fatti finora sussurrati ma mai ammessi apertamente. Documenti – noti a pochi o assolutamente inediti – vengono diffusi da più parti come elementi di conoscenza per la categoria. E finalmente c’è chi si unisce alla richiesta di chiarezza e trasparenza che Unità Sindacale porta avanti da mesi.

Vogliamo aggiungere un ulteriore, importante tassello. Quelle che trovate allegate sono le 16 pagine del Decreto di giudizio immediato a carico di Giorgio e Luca Magnoni del novembre scorso, a firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, che è alla base del processo attualmente in corso (è stato aggiornato al 14 aprile, per decidere sulle costituzioni di parte civile e sulla richiesta di patteggiamento da parte degli imputati). Un atto pubblico dall’8 gennaio e in mano perlomeno di un sindaco Inpgi da fine dicembre (quelli di parte giornalistica sono attualmente Enrico Ferri, Attilio Raimondi, Pierluigi Roesler Franz ed Elio Silva), in cui alle pagine 9-11 (evidenziate nelle foto in fondo all’articolo) è descritta la presunta truffa ai danni dell’Ente previdenziale dei giornalisti con maggiore sintesi e precisione rispetto a documenti precedenti, compresa l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti dei Magnoni e di altri soggetti indagati a vario titolo oltre un anno fa, e conosciuta almeno da maggio 2014, essendo uno dei pilastri su cui si regge l’intera inchiesta della Magistratura di Milano. 

Ci sembrava e ci sembra imbarazzante, di fronte a questi elementi, che il Cda dell’Inpgi non abbia deciso per la costituzione di parte civile, che noi chiediamo pubblicamente da mesi. E che ancora non riesca a spiegare con chiarezza il perché di questa scelta miope e incomprensibile. È imbarazzante nei confronti di tutti gli iscritti all’Inpgi e dei giornalisti italiani. Non si tratta di sottigliezze giuridiche. È una questione che attiene alla moralità e all’etica del rapporto con la categoria.

Il 23 dicembre scorso, Franco Siddi, allora segretario generale della Fnsi e in quanto tale consigliere di amministrazione dell’Inpgi (sostituito a febbraio in Cda allo stesso titolo di rappresentante del Sindacato dal neo-segretario Fnsi Raffaele Lorusso), aveva dichiarato a ilfattoquotidiano.it: “Quando arriveranno gli atti l’Inpgi si costituirà parte civile”. Questi atti, cioè la notifica da parte della Procura di Milano che identifica l’Istituto come parte lesa, sono arrivati a metà gennaio. Ma l’unica decisione dei consiglieri di amministrazione eletti dai giornalisti (Roberto Carella, Carlo Chianura, Silvia Garambois, Marina Macelloni, Massimo Marciano, Giuseppe Marzano, Silvana Mazzocchi, Edmondo Rho, Claudio Scarinzi e il Vicepresidente vicario Paolo Serventi Longhi, con in più Siddi, che eletto non era, ma senza il presidente Andrea Camporese, che risulta indagato nell’ambito della stessa inchiesta) è stata la sottoscrizione di un comunicato – palesemente in risposta alle prese di posizione di Unità Sindacale – in cui si riservavano (ancora) di decidere sull’eventuale costituzione di parte civile. Che non è mai arrivata.

I giornalisti, iscritti all’Inpgi e coinvolti in prima persona, hanno diritto a spiegazioni chiare ed esaustive. A conoscere dettagli, fatti, documenti, atti e pareri dell’intera vicenda dell’acquisto delle quote del Fip (Fondo immobili pubblici) attraverso la Sopaf nel 2009. A non assistere a equilibrismi e sofismi giuridici, ma a pretendere da parte di chi amministra il proprio Istituto un atteggiamento responsabile nella massima trasparenza.

Magnoni a giudizio l’8 gennaio 2015

 

 

 

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