Processo Sopaf, quella strana “benevolenza” del Cda dell’Inpgi verso i Magnoni

Tutti tranne lInpgi, dunque. Al processo contro Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, tutti gli enti truffati secondo la procura di Milano si sono costituiti parte civile. L’Istituto dei giornalisti, imperterrito, ha proseguito sulla strada del no. Sulla posizione attendista e rinunciataria che ha scelto da mesi il suo Consiglio di amministrazione. Nonostante le sollecitazioni arrivate da alcuni, e sicuramente da noi di Unità Sindacale. E non preoccupandosi delle conseguenze, economiche e di immagine, del suo comportamento.

L’Inpgi era rappresentato in aula, al Palazzo di Giustizia di Milano, il 12 marzo, dall’avvocato De Matteis dello studio Severino, ma solo come parte lesa, come indicato dalla Procura oramai da tempo, per un danno pari a 7,6 milioni di euro. Per questo tutti i legali hanno parlato, di fronte ai giudici, mentre quello dei giornalisti no. La giustificazione? In caso di accettazione del patteggiamento, cioè aderendo a un rito alternativo al dibattimento, la costituzione di parte civile non può essere ammessa. Già: ma se il patteggiamento venisse respinto dal tribunale perché giudicato “incongruo” vista la gravità dei fatti? All’Inpgi, unico istituto autoesclusosi dalla liquidazione accelerata dei danni patiti, non resterebbe che inerpicarsi per una difficile causa civile, mentre gli altri enti, già prudentemente e accortamente costituitesi parti civili, sarebbero liquidati subito – almeno in parte – dal giudice penale. E di che cosa parliamo? Dei 7,6 milioni che, a giudizio della Procura, sono stati sfilati alle nostre tasche di iscritti per finire in quelle degli imputati. Soldi che l’Inpgi sembra incredibilmente disinteressata a riprendersi, unica tra le parti lese di questo processo a mostrarsi così benevola verso i Magnoni.

Tra l’altro, costituendosi parte civile in caso di condanna o di patteggiamento si recuperano le spese legali, così invece pagate dall’Inpgi con i nostri soldi e certamente non di scarsa entità. E di questa spesa evitabile qualcuno dovrà rispondere, prima o poi, per esempio alla Corte dei Conti che controlla i bilanci dell’Istituto.

L’ostinata e miope posizione assunta dal Cda dell’Istituto ha iniziato ad alimentare sospetti, gettando un’ombra su tutta la categoria. Non è un caso che il sitoglistatigenerali.com o giustiziami.it si sia interrogato sul perché della mancata costituzione di parte civile: “Come mai? Facciamo un’ipotesi. Forse perché il Presidente dell’Inpgi Andrea Camporese è tra gli indagati in un rivolo di questa indagine?”. Sospetti e insinuazioni che fanno male a tutti. Esattamente quello che si sarebbe potuto e dovuto evitare, con un atteggiamento trasparente e di difesa dell’Istituto e della categoria. Mettendo, per esempio, a disposizione di ogni iscritto sul sito dell’Inpgi i documenti, gli atti, i pareri e le delibere che hanno portato nel 2009 all’investimento nel Fip (Fondo immobili pubblici) attraverso la Sopaf dei Magnoni che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, non era proprietaria delle quote.

Quello che preoccupa e fa riflettere è inoltre – ancora una volta – il silenzio della maggioranza dei giornali, soprattutto i più grandi, sempre pronti a denunciare scandali, truffe e conflitti di interesse, che sulle vicende dell’Istituto di previdenza dei giornalisti sono inspiegabilmente assenti. In buona compagnia di tanta parte dei rappresentanti della categoria nel Sindacato e nei diversi organismi. Come se il destino di soldi, molti soldi, sottratti, secondo gli inquirenti milanesi, alle casse delle pensioni di collaboratori e freelance iscritti all’Inpgi2, non interessasse nessuno. 

Qualcuno sta iniziando a uscire allo scoperto e a fare dei distinguo. Meglio tardi che mai! Ma non basta. Noi di Unità Sindacale ci aspettiamo che la Fnsi, che nel Cda dell’Inpgi è rappresentata al suo massimo livello dal neo-segretario generale Raffaele Lorusso, ritrovi ed esprima a pieno, subito, il suo ruolo di rappresentanza e tutela dei giornalisti italiani, con una presa di posizione unitaria, decisa e pubblica perché sia fatta chiarezza fino in fondo e si percorrano tutte le azioni per recuperare il danno economico eventualmente accertato. Prima che sospetti e dubbi si diffondano ancora di più.

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