Il cda dell’Inpgi si costituisca parte civile nel processo contro i Magnoni a tutela del patrimonio della cassa. Altrimenti, facciamolo noi!

La prima udienza è stata fissata per l’8 gennaio 2015: quel giovedì mattino si darà il via al processo con rito immediato per Giorgio e Luca Magnoni, padre e figlio a capo della finanziaria Sopaf, nel procedimento per truffa ai danni di alcuni istituti di previdenza, tra i quali l’Inpgi di noi giornalisti (in particolare la gestione separata, l’Inpgi 2, a cui sono iscritti collaboratori e freelance) per una somma pari a 7,6 milioni di euro. Il rito immediato è stato chiesto dagli inquirenti, e in genere viene proposto quando la Procura ha la convinzione di aver raggiunto la prova del reato.

Non è un caso, dunque, se i Magnoni – come hanno fatto sapere i loro avvocati – stiano pensando di ricorrere al patteggiamento, cioè alla richiesta di una condanna più lieve evitando soprattutto la “discovery” del dibattimento.

Questa è la premessa, molto chiara. Quello che è meno comprensibile è per quale motivo, di fronte a una truffa che secondo gli inquirenti è accertata e per la quale l’Inpgi è parte lesa, il Consiglio di amministrazione del nostro Istituto di previdenza non abbia ancora ritenuto di deliberare la costituzione di parte civile al processo. Una mossa che permetterebbe, in caso di condanna, di avere un pronunciamento molto veloce e certo sulla richiesta di danni e, in ogni caso, di accedere da subito a tutte le carte del procedimento penale a carico degli imputati. Una decisione che apparirebbe naturale e logica in qualsiasi organizzazione. E che sarebbe di tutela reale degli iscritti.

Non esiste una comunicazione ufficiale, in verità. Ma le notizie che arrivano dall’ultima riunione del cda dell’Inpgi narrano dell’ipotesi di procedere con una causa civile solo nel caso di richiesta di patteggiamento da parte degli imputati. Insomma: se i Magnoni si dichiareranno colpevoli, e solo allora, il cda si convincerà che l’Istituto è stato davvero truffato e chiederà i danni. Ma dovendo procedere, appunto, con una nuova, lunga e incerta causa civile. Fino ad allora, le bocce resteranno ferme.

Noi di Unità Sindacale crediamo sia un errore sorprendente, nella migliore delle interpretazioni possibili. E chiediamo al cda dell’Inpgi – che tra i suoi componenti ha giornalisti (la maggioranza), rappresentanti degli editori e del Governo, e pure il segretario generale della Fnsi, il nostro sindacato – di rivedere questa decisione e dichiarare prima di fine anno che si costituirà parte civile entro il termine ultimo dell’8 gennaio. Il punto non è semplicemente ritenersi o meno danneggiati, ma tutelare in ogni modo e con qualsiasi mezzo i giornalisti coinvolti. Che sono appunto gli oltre 38 mila iscritti all’Inpgi 2. Colleghe e colleghi che godono già di trattamenti previdenziali, assistenziali e di altre prestazioni inferiori rispetto ai giornalisti che hanno l’Inpgi 1 (la gestione sostitutiva dell’Inps, per intenderci). E per i quali un danno di 7,6 milioni rappresenta una perdita davvero importante. I tempi in cui il danno verrà recuperato non è un elemento secondario, su cui anche la Corte dei Conti, che vigila sulla stabilità finanziaria e l’andamento economico dell’Inpgi, potrebbe avere qualcosa da dire. Proprio alla procura della Corte dei Conti, del resto, chiunque tra gli iscritti potrebbe legittimamente decidere di mandare una segnalazione.

Esiste però un’altra possibilità. Se il cda dell’Inpgi (in cui tra i giornalisti, è il caso di ricordarlo, siede una sola freelance accanto a colleghi dipendenti e pensionati, al netto del rappresentante della gestione separata) dovesse perseverare nella decisione attendista (che ha tempi lunghi), ogni iscritto all’Inpgi 2 potrebbe provare a costituirsi “in proprio” parte civile, in quanto portatore di un interesse legittimo a ottenere il riconoscimento del danno. Una possibilità che è già stata verificata con avvocati.

I colleghi di Unità Sindacale freelance o comunque iscritti alla gestione separata sono pronti a farlo. E se riusciamo a raccogliere in tempi rapidi la disponibilità di altri giornalisti di tutta Italia, la forza dell’azione sarà ancora più importante come le somme che potremo recuperare. In anticipo rispetto all’eventuale azione civile del cda dell’Inpgi. E a vantaggio di tutti.

Per informazioni e per inviare le adesioni, inviate una mail a: unita.sindacato@gmail.com.

Unità Sindacale

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