MANIFESTO PER L’UNITÀ DEI GIORNALISTI E DEL SINDACATO

Linee guida verso il XXVII Congresso della Fnsi

1904208_10204562943261208_8316867604471801171_n1. Unità della categoria. Il Sindacato unico dei giornalisti è il valore fondante e la forza della categoria da oltre cento anni. Bisogna impegnarsi per difendere il valore dell’unità e renderlo ancora più concreto e visibile. Il Sindacato deve saper rappresentare tutti i giornalisti italiani, chi ha un contratto e chi ha un rapporto di collaborazione, chi è in pensione e chi si avvicina alla professione, chi lavora per i media e chi per gli uffici stampa. Deve superare le divisioni interne, spesso basate su logiche superate, e porsi come primo obiettivo l’unità della categoria e la difesa del ruolo e della centralità dei giornalisti nel sistema dell’informazione.

2. Libertà di stampa. Siamo ancora al 49° posto nella classifica mondiale. Sotto il costante rischio di leggi bavaglio. Bisogna impegnarsi per ottenere una normativa stringente contro le querele temerarie ai danni dei giornalisti, una riforma equilibrata della diffamazione a mezzo stampa, regole innovative per lo Statuto d’impresa, una regolamentazione vera del conflitto di interessi e norme efficaci sul riequilibrio delle risorse pubblicitarie, con tetti alle tv e soprattutto l’apertura di un confronto con i big del web.

3. Ordine lontano dalla professione. Oggi sono più di 110 mila gli iscritti all’albo e meno di 50 mila i giornalisti veri (contrattualizzati, collaboratori e freelance, pensionati). Gli altri servono solo a pagare le strutture di un baraccone che dovrebbe occuparsi di deontologia e tenuta degli albi, ma in realtà fa politica, spesso minando alla base l’unità dell’intera categoria per interessi altri. L’Ordine così com’è non va: bisogna riformarlo radicalmente o abolirlo del tutto.

4. Donne e informazione. Il Sindacato deve elaborare e mettere in campo azioni concrete per un reale equilibro di genere nella rappresentanza di categoria, con l’obiettivo di incentivare la partecipazione delle colleghe e di arrivare a una presenza paritetica in tutti gli organismi dei giornalisti. Le politiche sindacali devono inoltre stimolare percorsi di carriera per le giornaliste, ridurre ed eliminare il gap retributivo e promuovere una maggiore presenza di colleghe nelle strutture direttive e di vertice dei media, unico modo per garantire una qualità dell’informazione davvero ampia, attenta e rispettosa della realtà.

5. Freelance e collaboratori. L’inclusione dei collaboratori nel contratto è solo un primo passo, seppure importante. Ma non basta. Bisogna rilanciare subito un impegno concreto per la dignità del lavoro dei freelance, attraverso il confronto con gli editori per il prossimo rinnovo contrattuale, un’alleanza reale e non di sterile solidarietà tra chi sta dentro e chi sta fuori dalle redazioni e un più incisivo patto generazionale, che punti a un riequilibrio nuovo anche delle politiche di welfare di categoria. Perché difendere il diritto dei freelance a compensi giusti, garanzie certe e maggiori tutele significa battersi per la libertà e l’autonomia dell’informazione.

6. Sindacato di servizio. È necessario migliorare e rafforzare la rete delle Associazioni regionali realizzando lo sportello unico del giornalista. Le strutture vanno professionalizzate e devono rispondere a un modello di servizi dedicati, costruiti sulla base delle differenti esigenze dei giornalisti: le donne e i giovani,  i freelance, i precari e i “nuovi” imprenditori. Mentre a livello federale il Sindacato deve dotarsi di strumenti di studio e di analisi delle dinamiche dell’industria dell’informazione e dell’occupazione giornalistica e di elaborazione di proposte e modelli innovativi, nonché di efficaci mezzi di informazione, comunicazione e dialogo con la categoria.

7. Contratto nazionale da innovare. Il rinnovo appena siglato ha permesso di garantire la sopravvivenza delle tutele fondamentali per i giornalisti, unica certezza di dignità e retribuzione in particolare nelle realtà medio-piccole e meno tutelate, e di porre le condizioni per uno stimolo concreto alla ripresa dell’occupazione, oltre a includere per la prima volta i collaboratori. Ma le norme contrattuali restano inadeguate rispetto alle esigenze e alla realtà di un’informazione digitale integrata con quella tradizionale. Il contratto del 2016 dovrà essere riscritto, introducendo organizzazioni del lavoro e figure professionali innovative in chiave multimediale, che siano davvero in grado di rilanciare la creazione di nuovi posti di lavoro e di agganciare una futura ripresa economica. Dovrà inoltre comprendere norme specifiche per i colleghi delle televisioni nazionali. Senza cedere alla tentazione di contratti differenziati, ma anzi con l’obiettivo di una convergenza di tutte le regolamentazioni oggi esistenti, come AerAntiCorallo e Uspi.

8. Gli enti di categoria. Inpgi, Casagit e Fondo di previdenza complementare esistono grazie al contratto giornalistico; sono la ricchezza da tutelare perché rappresentano la forma concreta di solidarietà della categoria e di sostegno al reddito per molti giornalisti. Il Sindacato deve farsi interprete di un’azione unitaria e coordinata per il rafforzamento del welfare che non dimentichi o lasci indietro nessuno: giovani e meno giovani, dipendenti, collaboratori e freelance. E deve stimolare una sempre migliore consulenza ai colleghi su tutti i servizi offerti dagli enti di categoria.

9. Rai. Il servizio pubblico non si tocca, ma va accettata la sfida della trasformazione. A patto di varare una nuova governance e di eliminare da subito il controllo politico sulla nomina dei direttori e, quindi, sull’informazione televisiva. Non solo. Vanno garantiti i livelli occupazionali nei Tg e dev’essere inquadrato con contratti giornalistici chi fa il nostro lavoro nelle trasmissioni. In nome dell’indipendenza e della qualità dell’informazione pubblica.

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